cattivi maestri

Retorica anti-ebraica, cortei ProPal in tutta Italia per oscurare il 7 ottobre

Presìdi, gazzarre universitarie, manifestazioni. Così la sinistra vuole delegittimare Israele

Oltre 50 piazze in tutta Italia e una mobilitazione partita ieri che culminerà nella giornata del 10 ottobre a Roma. Quattro giorni che puntano a oscurare il terzo anniversario della strage compiuta da Hamas il 7 ottobre per promuovere la retorica anti-ebraica. Dentro cortei, presidi e iniziative universitarie, infatti, il linguaggio si sposta dalla solidarietà ai palestinesi alla delegittimazione di Israele. «La fine del genocidio è la fine del sionismo», «dal fiume al mare», «ora e sempre resistenza», sono alcune delle formule che attraversano le convocazioni promosse da Giovani Palestinesi d’Italia, Associazione dei Palestinesi in Italia, Unione Arabo Democratica Palestinese, Movimento Studenti Palestinesi e dalle reti antagoniste che hanno aderito alla mobilitazione. Sul piano internazionale, la cornice è la Global Alliance for Palestine (GAFP), che ha promosso tre giornate di iniziative dal 9 all’11 ottobre e indicato il 10 come Global Day of Action. Alla rete aderiscono oltre 200 organizzazioni in più di 60 Paesi. La piattaforma ufficiale insiste anche su embargo delle armi, sanzioni, rispetto del diritto internazionale, Gaza e tutela della terra palestinese.

E ieri, nella giornata del terzo anniversario dell’attacco di Hamas contro Israele, è andata inscena la prima parte di questa macabra rappresentazione. A Roma, al liceo Manara è comparso lo striscione «L’indifferenza è complicità», con i colori palestinesi, mentre al liceo scientifico Cavour, dove è attiva Opposizione studentesca d’alternativa (OSA), una bandiera israeliana è stata stesa a terra tra i fumogeni rossi. A Torino, invece, il Campus Luigi Einaudi è stato scelto per l’incontro «Tre anni dal 7 ottobre, 78 anni di resistenza», non autorizzato dall’Università, per una lettura del 7 ottobre inserita dentro la storia della «resistenza» palestinese. Su questo è intervenuta Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, accusando i Giovani Democratici di aver partecipato alle iniziative torinesi: «Il Pd diventa sempre più un sodale delle frange più estreme e violente della nostra città e dell’Italia», ha detto. Stessa impostazione a Bologna, dove un’iniziativa universitaria non autorizzata ha legato la rivolta araba al 7 ottobre. A Bergamo e Lecco, dove la convocazione dichiarava apertamente il sostegno alla «Resistenza palestinese», le manifestazioni previste per il 7 ottobre sono state vietate dalle Questure. Nelle manifestazioni si chiedono anche cessate il fuoco, embargo, sanzioni e diritto internazionale.

Ma accanto a queste cresce un’area nella quale il bersaglio non è più soltanto il governo israeliano o la guerra a Gaza, ma Israele come soggetto politico, definito attraverso il sionismo da cancellare e una Palestina da liberare «dal fiume al mare». Il 10 ottobre, poi, questa galassia confluirà nelle piazze. A Roma il corteo partirà dal Colosseo per arrivare nell’area universitaria di piazzale Aldo Moro. La chiamata parla di fine del sionismo, di «resistenza» e di liberazione dell’intera Palestina. «La fine del genocidio è la fine del sionismo» è lo slogan scelto per la giornata che vedrà cortei e manifestazioni anche in altre città tra le quali Milano, Torino, Bologna e Trieste. «Il governo italiano ha scelto chiaramente da che parte stare, quella del riarmo e della repressione - si legge nei post che annunciano il corteo di Roma - Le aziende dell’industria bellica italiana continuano a fornire componenti, tecnologia e logistica alla macchina di sterminio sionista. Di conseguenza, la nostra deve essere una lotta che miri a spezzare i legami che tengono in vita Israele». Nella rete delle mobilitazioni c’è anche Global Sumud Flotilla Italia. Quello che emerge dalle convocazioni è il salto dal sostegno a Gaza alla legittimazione della «resistenza», fino alla richiesta di cancellare il sionismo come condizione per la pace. Il 10 ottobre nelle piazze italiane, dunque, sarà anche questo il terreno sul quale misurare quanto la protesta contro Israele stia diventando qualcosa di diverso.

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