La meglio gioventù

“Sblocchiamo tutto” contro il caos. L’altra faccia della protesta: senza danni né violenza

L'altra faccia della protesta: senza danni né violenza Azione studentesca e universitaria per il diritto allo studio

La meglio gioventù. Quella che riesce ancora a dialogare, a pensare, anche senza dover rinunciare ai propri sogni. Che decide di scendere in piazza senza sentire la necessità di spaccare tutto, mettere a ferro e a fuoco le nostre città. Ieri mattina si è tenuto in Piazza Risorgimento, a Roma, il corteo di Azione Studentesca e Azione Universitaria, partito da Piazza della Libertà. Sono stati oltre 1500 gli studenti che hanno attraversato la Capitale. In testa al corteo, lo striscione «Sblocchiamo tutto», slogan della mobilitazione. Tra le fila dei militanti, cartelli e striscioni che rivendicano alcune battaglie generazionali per il diritto allo studio e che raffigurano i «guardiani della preistoria»: da Bonelli a Ilaria Salis, dalla Schlein a Landini.

«Dinanzi alla sparuta minoranza che dice “blocchiamo tutto”, abbiamo ancora una volta testimoniato che vi è una generazione che rappresenta nelle scuole e negli Atenei, istanze e sogni dei propri coetanei, senza devastare le città o saccheggiare negozi», hanno dichiarato Riccardo Ponzio, presidente di Azione Studentesca e Nicola D’Ambrosio, presidente di Azione Universitaria. «Rifiutiamo la contrapposizione permanente, sterile e ideologica della sinistra giovanile, portando in piazza proposte concrete, con i nostri colori e nostri sorrisi».

Una distinzione netta, plateale, con chi, al contrario, ha preso d’assalto i negozi di alta moda a Milano e ha rubato l’ultimo modello di Nike o le borse di Prada. Confondendo una protesta, per alcuni versi comprensibile, con il desiderio di mettere in ginocchio onesti commercianti e lavoratori. «Da giovani proviamo grande vergogna nell’essere equiparati a gente che spacca tutto e che utilizza le vere istanze di una generazione come pretesto per abbandonarsi a vandalismo alla violenza e al saccheggio - ci ha raccontato Riccardo Ponzio, presidente di Azione Studentesca, contattato ieri pomeriggio telefonicamente Non c’è assolutamente niente di rivoluzionario nel rubare un vestito alla moda, dell’ultima collezione, nel cercare le scarpe griffate, ma c’è solamente la voglia di trarre un vantaggio, di rubare, partendo da un contesto che dovrebbe, al contrario, presentare delle proposte. Le dico la verità, non c’è paura nell’essere un ventenne di oggi ma avere delle idee difformi dai manifestanti scesi in piazza nello scorso fine settimana. Ad esempio non sognare un universo multiculturale. Anzi, c’è l’orgoglio di chi prova un grande amore per le proprie radici, per la propria terra, per la libertà e le vuole difendere. Noi oggi (ieri per chi legge) la nostra manifestazione proprio per questo, per testimoniare che esistono giovani come noi che non si arrendono a questa narrazione e che rappresentano la maggioranza degli studenti».

Sulla stessa linea anche Nicola D’Ambrosio, presidente di Azione Universitaria. «Siamo scesi in piazza per raccontare quello che è il vero volto di questa generazione, non quello che tentano di dipingere i collettivi, le sigle di sinistra, ossia una generazione violenta e fatta solo di teppisti. Tra i nostri obiettivi c’è sicuramente la sburocratizzazione degli atenei, oggi uno studente universitario in Italia è vittima delle lungaggini dettate dall’eccessiva burocrazia negli atenei italiani e, pertanto, il conseguimento del titolo di studio per un ragazzo italiano è di 27,2 anni, l’età media più alta dell’eurozona».

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