Attualità

Report, pesci in faccia Ranucci-Mottola (sulle cifre rivelate da Il Tempo)

Sigfrido rinfaccia all’inviato il megacompenso svelato dal nostro giornale

Volano gli stracci nella redazione di Report. Dopo le voci sulle fazioni separate a Via Teulada e dopo gli attacchi di Mottola a Ranucci, Sigfrido scatena la faida sparando a palle incatenate sull’inviato e contestandogli il super stipendio da 330mila euro svelato il 17 agosto dal nostro giornale (precisando la differenza tra lordo e netto e alcuni costi a carico dei giornalisti). Allora Sigfrido protestò. Oggi di fatto conferma tutto.

Volano gli stracci tra Sigfrido Ranucci e Giorgio Mottola, uno degli inviati di punta di Report. Uno scontro che assume contorni quasi paradossali, dal momento che l’ex conduttore attacca il suo collega facendo ricorso allo scoop de Il Tempo del 17 agosto scorso sugli stipendi faraonici degli inviati della trasmissione, comprensivi di costi di montaggio e trasferte.

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Quella “Reportopoli” che lo stesso Ranucci aveva pesantemente contestato, parlando di cifre non corrette, tanto da sostenere che si trattava di un documento segreto che non avrebbe dovuto essere reso pubblico. Eppure adesso non si fa scrupoli a ritirare fuori quelle cifre (esattamente le stesse) pur di rispondere a tono.

Ecco allora le parole di Ranucci pubblicate su Facebook: «Mottola è andato in onda liberamente più volte, anche con inchieste che mi sono costate attacchi durissimi da parte della politica. Non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330mila euro l’anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo): la cifra più alta tra tutti gli inviati». Non fa una piega, peccato che quando quella cifra è stata svelata dal nostro giornale, insieme a tutti gli altri compensi corrisposti agli inviati, la reazione è stata un’altra, con tanto di minaccia di querele.

A scatenare questa dura reazione di Ranucci erano state le parole pronunciate martedì sera da Mottola a Filo Rosso, condotto da Antonino Monteleone. L’inviato di Report aveva stigmatizzato con forza il doppio ruolo assunto in tutti questi anni da Sigfrido, il quale era al contempo conduttore e autore. Nello specifico, ha ricordato una direttiva dell’ex direttore generale Luigi Gubitosi che vieta a un direttore di autoassegnarsi la conduzione.

Per Mottola si trattava di una «profilassi virtuosa», perché «impedisce che le decisioni vengano condizionate dalla fama o dalla ricerca della fama di chi le prende». Dopo questo affondo, l’inviato di Report ha criticato il suo ex capo pure sull’inchiesta che riguarda Lavitola e la bomba sotto casa per accrescere la popolarità dell’amico: «Io al suo posto avrei fatto un passo indietro», definendo la sua posizione «incomprensibile». Anche perché «dall’inchiesta giudiziaria è emerso il tentativo di Lavitola di condizionare alcuni pezzi».

Per tutti questi motivi, Mottola è tranchant: «Il rapporto non potrà rinsaldarsi». Una chiusura netta, dunque, all’ipotesi di un ritorno a Report di Ranucci, dal momento che quest’ultimo ha presentato un ricorso urgente per il reintegro. La nuova stagione della trasmissione partirà l’8 novembre con i due nuovi conduttori: Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi.

Dopo l’attacco di Ranucci, Mottola ha preferito non alimentare ulteriormente la polemica: «Per rispetto della lunga e gloriosa storia di Report, non mi farò trascinare in una lotta nel fango», ha detto all’Ansa.

A dirla tutta, gli stracci volano un po’ da tutte le parti. L’altra sera a Filo Rosso insieme a Mottola erano presenti anche il giornalista Alberto Nerazzini e il commercialista Gaetano Bellavia, rispettivamente ex collaboratore ed ex consulente di Report. Nerazzini ha raccontato che Ranucci gli avrebbe censurato alcune inchieste. Mentre Bellavia ha chiesto a Mottola di fare un’inchiesta proprio su Ranucci.

Sigfrido non l’ha presa affatto bene. Dopo aver replicato a Nerazzini, se l’è presa pure con Bellavia, rinfacciandogli di essersi «battuto anche per realizzare l’inchiesta più completa possibile sul suo caso, contrariamente a quanto gli hanno fatto credere».

Il suo caso, occorre ricordarlo, è venuto alla ribalta grazie a un’indagine della procura di Milano sul presunto illecito trattamento e la conservazione non autorizzata di oltre un milione di file giudiziari riservati.

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