Ho guardato con grande apertura mentale il film Naza. Lo chiamo film perché, per definirlo documentario, servirebbero fonti di indiscussa attendibilità, non interviste a presunti ex funzionari dell’esercito e dell’intelligence israeliani che potrebbero essere chiunque e raccontare qualsiasi cosa, senza riscontri e senza assumersene la responsabilità. Il format rende di principio inattendibili molte delle sue affermazioni, ma dimostra in realtà il contrario della tesi che sostiene: Israele non vuole colpire i civili e non ha perso la sua moralità.
Visto con gli occhi di chi non conosce la guerra e il terrorismo, Naza è certamente preoccupante, perché trasmette l’idea che gli israeliani e i loro militari siano disumani e, soprattutto dopo il 7 ottobre, non abbiano alcuna intenzione di distinguere tra civili e terroristi.
Il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023 viene liquidato in meno di cinque minuti su 80 di durata. Non ci si sofferma su cosa abbia rappresentato per Israele, né su ciò che Hamas ha fatto o tentato di fare agli israeliani per decenni. Si parla pochissimo anche delle responsabilità di Hamas verso gli stessi palestinesi, trasformati in scudi umani e potenziali utili vittime collaterali di una guerra il cui obiettivo dichiarato era distruggere l’organizzazione terroristica che governava Gaza.
La tesi centrale è che il software di AI utilizzato da Israele per individuare membri di Hamas non tenga adeguatamente conto delle vittime collaterali. Ma le testimonianze si contraddicono continuamente. Si parla prima di un margine di errore e di vittime collaterali del 15%, poi di intere famiglie, condomini e persino quartieri abitati distrutti per colpire un singolo terrorista. Decine di racconti, ma senza prove verificabili e adeguata contestualizzazione.
Secondo lo stesso presunto programmatore intervistato, se i membri di Hamas erano circa 40 mila e i morti complessivi 60 mila, i civili uccisi sarebbero circa 20 mila. Una cifra tragica, ma che smentisce la tesi del genocidio e richiederebbe un confronto serio con gli altri conflitti contemporanei. Confronto che il film evita. Quanti film abbiamo visto sulle guerre in Sudan, Nigeria o Ucraina e sulle loro enormi perdite umane tra civili e militari? Numeri tutti di gran lunga superiori a quelli che riguardano Gaza.
Naza trascura inoltre elementi fondamentali: l’obiettivo israeliano di distruggere Hamas, quello di liberare gli ostaggi rimasti per quasi due anni nelle mani dei terroristi, gli avvisi di evacuazione dell’Idf e le centinaia di chilometri di tunnel costruiti sotto aree densamente popolate e mai messi a disposizione dei civili durante i bombardamenti.
Il risultato è un racconto che dipinge gli israeliani coinvolti nella guerra come assassini e sterminatori senza scrupoli attraverso testimonianze anonime e non verificabili. Nessuna vera comparazione con altre guerre, nessuna analisi del rapporto tra obiettivi militari e vittime collaterali, pochissimo spazio al contesto che ha portato al conflitto. Tutti elementi che ci direbbero come Israele ha condotto una guerra che ha causato il minor numero di vittime innocenti possibile.
È terribile parlare di numeri quando si parla di vite umane, ma se si accusa un Paese di genocidio bisogna anche chiedersi se sia possibile colpire decine di migliaia di membri di un’organizzazione terroristica radicata in uno dei territori più densamente popolati al mondo senza provocare vittime innocenti. Prima di utilizzare la parola genocidio bisognerebbe anzitutto chiedersi come la guerra sia stata pensata, e infatti lo stesso software AI di cui parla il film dimostra l’intenzione di non colpire i civili.
Infine, Naza chiude con quell’inaccettabile equiparazione tra israeliani e nazisti che ormai sentiamo ogni giorno. Ma se l’obiettivo fosse davvero quello di sterminare i gazawi, perché individuare specificamente i terroristi? Perché avvisare ed evacuare i civili? Perché non bombardare semplicemente tutto senza distinzioni? E come si concilia la tesi dello sterminio con una popolazione di Gaza più che raddoppiata negli ultimi trent’anni?
Perché dedichiamo tanta attenzione agli errori, veri o presunti, di Israele e molta meno ai crimini di Hamas, ISIS, Hezbollah, del regime iraniano o alle vittime di altre guerre? Perché arriviamo a confondere chi combatte per difendersi con chi vuole cancellare Israele? Perché lo facciamo noi occidentali e gli arabi non lo fanno?
E soprattutto, perché non ci chiediamo chi ha finanziato e promosso Naza? Così come tutta la propaganda e le manifestazioni ProPal di questi anni? Perché continuiamo a non vedere l’asse tra islamisti e sinistri che sta minacciando l’Occidente utilizzando l’empatia verso Gaza come collante e benzina? Naza prova che siamo bolliti ed è ora di svegliarsi da questo torpore.
