Resta un mistero la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia avvelenate con la ricina lo scorso Natale a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Intervistata da La Presse, la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, che coordina le indagini, definisce l’ipotesi dell’avvelenamento accidentale “improbabile”, tuttavia precisando che “vengono raccolti elementi su tutte le piste possibili”. Al momento l’inchiesta per duplice omicidio aggravato procede contro ignoti.
Cosa dicono gli esperti sull’avvelenamento
La precisazione della pm si inserisce nell’ambito del dibattito pubblico scaturito dopo le dichiarazioni della medico legale Benedetta Pia De Luca, che ha eseguito le autopsie sulle due donne. Ieri, nel corso di un’intervista all’emittente locale Telemolise, l’esperta aveva spiegato che “la causa della morte è sicuramente l’avvelenamento da ricina”, ma “l’autopsia non può determinare quello che è successo, ovvero l’ingestione accidentale o la somministrazione da parte di terze persone”. Parole che fanno da eco a quello del professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, il quale aveva precisato che gli accertamenti medico-scientifici hanno consentito di stabilire l’intossicazione da ricina, ma non se l’assunzione della sostanza venefica sia stata accidentale oppure provocata da terzi. Per poter corroborare l’ipotesi dell’omicidio volontario, infatti, servono approfondimenti investigativi a tutto campo, che sono già in corso.
Il legale di Gianni di Vita: “Possibile anche più di una esposizione alla ricina”
Secondo Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, marito di Antonella e papà di Sara, non si può escludere che l’avvelenamento sia stato determinato da due o più esposizioni alla ricina. “Non si riesce a capire neppure qual è il tempo di manifestazione della ricina rispetto all’assunzione”, ha affermato ai microfoni di Telemolise. Facciolla ipotizza che il momento di esposizione alla tossina sia da ricondurre alla cena del 23 dicembre, osservando che i primi malori possano comparire anche 36 ore dopo l’esposizione alla sostanza, come emerge da alcuni studi sulla ricina. Quanto alla possibilità della somministrazione o ingestione multipla del veleno, al momento resta solo un’indicazione fornita dalla difesa dell’uomo.
Le dichiarazioni del papà di Antonella
Sul fronte delle indagini tradizionali, resta da chiarire il movente del duplice omicidio. Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti ci sarebbe anche la cosiddetta “pista passionale”. Nelle scorse settimane si è parlato di presunti tradimenti da parte di Gianni Di Vita, che non è indagato né sospettato, nei confronti della moglie. Un chiacchiericcio a cui, però, gli abitanti di Pietracatella continuano a non dare credito, descrivendo la coppia come particolarmente unita e affiatata. Sta di fatto che oggi, in un’intervista rilasciata all’inviato di Dentro La Notizia, Salvatore Di Ielsi, il papà di Antonella, ha lasciato intendere che il genero abbia avuto, in passato, presunte frequentazioni extraconiugali. “Quello che ho saputo io”, ha poi precisato. Ad ogni modo, l’anziano ha mostrato qualche perplessità circa la possibilità del movente passionale: “Per una donna si deve arrivare a questo? Non lo so”, ha concluso.
