Un nuovo dettaglio emerge dalla documentazione dei RIS di Parma relativa alle prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Nella relazione tecnica genetico-forense redatta da Carlo Previderè e Pierangela Grignani, incaricati dal sostituto procuratore di Pavia Stefano Civardi nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, viene segnalata la presenza di un “foglio di lavoro” relativo alla quantificazione del Dna prelevato dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Il documento, datato 26 settembre 2007, non sarebbe stato rinvenuto nelle relazioni tecniche né nei verbali delle operazioni di laboratorio esaminati dai due genetisti. Ma c’è di più. Nel foglio di lavoro viene indicata una quantità di Dna umano pari a 18,9 pg/gl e una quantità di Dna maschile pari a 8,44 pg/gl.
Il giallo del DNA sui pedali
L’indiscrezione si aggiunge a un’altra notizia emersa nelle ultime ore: sui campioni prelevati dai pedali della bicicletta sarebbero stati effettuati anche due test Obt, entrambi con esito negativo, cioè non sarebbero state evidenziate tracce di sangue umano. Intervistata da Federica Panicucci a Mattino 5, l’avvocata di Alberto Stasi, Giada Bocellari, ha spiegato che all’epoca la difesa non era a conoscenza degli esiti negativi dei test: “La battaglia della difesa, all’epoca, siccome non sapeva delle corse negative, è stata sulla natura del dna, quindi si chiedeva di fare un test specifico”. La legale ha poi sottolineato che Stasi venne scarcerato anche in relazione all’incertezza sulla natura del materiale rinvenuto sui pedali e ha aggiunto: “In realtà qua risulta che avevano l’esito negativo dell’obt, cioè non c’era sangue”. Tuttavia “questo dato non viene riportato nella relazione preliminare, non sarà mai detto. - ha precisato - Io mi astengo da qualunque valutazione perché è meglio in questo momento. Ve lo posso garantire, è meglio che io stia zitta”.
La reazione di Stasi
Bocellari ha quindi parlato della reazione di Alberto Stasi alla notizia dei nuovi elementi emersi: “Potete immaginare come l’ha presa, anche perché si parla adesso, a distanza di vent’anni, ma in quel momento quello è stato il dato che lo ha portato in carcere ed è stato il dato che ha indotto poi il pubblico ministero a ritenere che lui fosse il colpevole e poi da lì le indagini non sono mai più tornate indietro”, ha dichiarato. Infine ha spiegato di non aver ancora completato l’esame di tutta la documentazione disponibile, precisando che i nuovi elementi dovranno poi essere valutati nel loro complesso.
