interferenze straniere

Israele, elettori arabi al soldo dei Fratelli Musulmani

Aperta un’inchiesta sulla compravendita di voti. Nel mirino fondi dal Qatar e dalla Turchia

GERUSALEMME Bufera sul voto arabo. Mentre la commissione elettorale israeliana era impegnata a terminare lo scrutinio elettorale delle buste chiuse, il Paese e i partiti politici sono stati travolti dall’indagine condotta dallo Shin Bet sui sospetti finanziamenti stranieri destinati a influenzare il voto arabo. Il Qatar è finito nel mirino del Likud che lo accusa di essere il possibile finanziatore. Intanto, il giudice Noam Sohlberg, presidente della Commissione, ha dato una settimana al capo dei servizi segreti, David Zini. «Sono stati portati alla mia attenzione seri sospetti riguardo a un’indebita influenza sulle elezioni, esercitata attraverso finanziamenti forniti da entità straniere che agiscono contro gli interessi israeliani», ha detto Sohlberg, senza confermarne la fondatezza. Ma Doha nega tutto: «Respingiamo categoricamente le accuse secondo cui il Qatar avrebbe interferito nelle elezioni israeliane o finanziato attività finalizzate a influenzarne il risultato», ha dichiarato il portavoce degli Esteri Majed Al Ansari, definendo le accuse «ridicole e pericolose». Anche Ankara nega il suo coinvolgimento.

Nel frattempo è terminato il conteggio delle doppie buste: 12.644 seggi registrati, 5.589.836 voti, di cui 5.564.764 validi. I risultati restano provvisori fino alle verifiche e alla proclamazione di mercoledì. Con il 99% dei voti inseriti, il blocco del premier Benjamin Netanyahu è a 53 deputati e l’opposizione di Gadi Eisenkot a 48. Il Likud sale a 27 seggi. I partiti arabi, invece, ne hanno 19: 12 la Lista Comune, sette Ra’am. Con loro l’opposizione avrebbe 67 seggi. Ma Naftali Bennett e Avigdor Lieberman rifiutano di dipendere dalle liste arabe. La giornata di ieri, però, è stata caratterizzata dall’inchiesta sui finanziamenti ai partiti arabi che sarebbe cominciata due settimane prima del voto, su informazioni d’intelligence. Mercoledì Zini avrebbe presentato a Sohlberg materiale riservato. Gli investigatori, però, avrebbero atteso che le condotte sospette si concretizzassero. Ma il giorno delle elezioni, martedì, lo stesso Zini aveva assicurato che il voto si sarebbe svolto regolarmente. E qualcuno polemizza sul perché Sohlberg sia stato informato solo a seggi chiusi. Lo Shin Bet ha precisato che le informazioni non vengono dai partiti, che l’indagine è circoscritta e che le indiscrezioni non rappresentano la sua posizione ufficiale.

Al netto delle polemiche, però, resta ciò che è emerso dalle indagini. La pista dei fondi porterebbe a soggetti vicini ai Fratelli Musulmani attivi soprattutto in Qatar e Turchia. Il denaro sarebbe passato come donazione a un’organizzazione collegata alla Lista Comune, con particolare attenzione a Balad. Da verificare se servissero a pagare campagne, militanti o elettori. Ma alcune fonti suggeriscono che i canali usati potrebbero essere gli stessi utilizzati in passato per finanziare il terrorismo. C’è poi l’inchiesta separata della polizia. L’unità antifrode Lahav 433 indaga su una presunta compravendita di voti a favore di Ra’am, il partito islamista di Mansour Abbas. Tre beduini sono stati fermati il giorno del voto, altri quattro ieri, fra cui tre presidi scolastici. Durante le perquisizioni sarebbero state trovate buste con decine di migliaia di shekel. Una di queste conteneva 12 mila shekel e schede di Ra’am. Secondo fonti de Il Tempo, sarebbero stati sequestrati una grossa somma di denaro in contanti e una grande quantità di carte carburante. I buoni benzina da 100 shekel sarebbero stati distribuiti per accompagnare gli elettori ai seggi, mentre alle famiglie indigenti sarebbero stati dati circa 300 shekel. Ra’am ha confermato che alcuni fermati sono suoi attivisti, ma respinge le accuse.

In tutto questo, i partiti politici hanno aperto l’ulteriore fronte di scontro. Netanyahu e il Likud parlano di elezioni rubate e chiedono ai partiti sionisti di non governare con le liste arabe. Mentre il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, vuole l’arresto dei leader arabi eventualmente coinvolti. Ma per Din Livneh, direttore generale facente funzione della Commissione elettorale, le operazioni di voto si sono svolte legalmente e non esistono elementi per sostenere brogli sistematici. Anche il presidente, Isaac Herzog, ha chiesto un’indagine approfondita, avvertendo di non gettare discredito su un’intera comunità. Intanto, il direttore dello Shin Bet ha informato Netanyahu, Eisenkot e Yair Lapid con l’autorizzazione di Sohlberg. L’opposizione, invece, accusa Netanyahu di voler delegittimare la nuova Knesset. Anche Eisenkot chiede accertamenti immediati, ma accusa il premier di voler ritardare la pubblicazione dei risultati e ricorda il Qatargate, l’inchiesta sui collaboratori del premier accusati di lavorare per Doha. I partiti arabi, intanto, parlano di «accuse infondate». Anche i Democratici denunciano una campagna contro il loro voto arabo. Ma la polemica continua a montare, mentre manca ancora una maggioranza e la 26esima Knesset deve insediarsi il 10 novembre.

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