GERUSALEMME «Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere, soprattutto dopo quanto accaduto ieri, per evitare un nuovo turno elettorale. Mi aspetto quindi che chiunque venga qui lo faccia con una mentalità aperta». Il presidente israeliano Isaac Herzog prova a fermare il ritorno alle urne prima di aprire le consultazioni. Secondo Channel 11, incontrerà separatamente il premier Benjamin Netanyahu e il leader di Yashar Gadi Eisenkot nei prossimi giorni per verificare la possibilità di un governo di unità nazionale. La prossima settimana riceverà i risultati ufficiali dal giudice Noam Sohlberg, presidente della Commissione elettorale centrale, e convocherà i gruppi parlamentari.
Il voto di martedì consegna una Knesset senza maggioranza, ma con quasi cinque milioni di voti scrutinati il blocco del premier uscente è a 53 seggi, quello del cambiamento guidato da Eisenkot a 48. I partiti arabi arrivano a 19. La destra perde 11 seggi rispetto al 2022. Ne servono 61 per governare, ma l’affluenza al 77,7% é la più alta dal 1999. Il Likud resta comunque il primo partito con 26 deputati, davanti a Yashar di Eisenkot con 21. Nella destra Giudaismo Unito nella Torah, Shas e Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir ottengono sette seggi ciascuno, Sionismo religioso di Bezalel Smotrich sei.
Nell’opposizione B’Yachad di Naftali Bennett e Yair Lapid ne conquista 12, i Democratici di Yair Golan otto, Yisrael Beytenu di Avigdor Lieberman sette. La Lista Comune sale a 12, Ra’am di Mansour Abbas a sette. Gli exit poll avevano dato in vantaggio l’opposizione. Ma lo scrutinio ha ribaltato i rapporti di forza. Restano le doppie buste di militari, diplomatici e altri elettori dei seggi speciali, fra 430 e 480mila schede secondo la Commissione.
Netanyahu ha già rivendicato il risultato. «Ho detto, e lo ripeto, che dobbiamo formare un governo forte, nazionale e di destra». L’opposizione contesta quella lettura, ma senza i partiti arabi non dispone dei numeri per sostituirlo. Golan chiede un’intesa con loro e Ahmad Tibi, leader di Ta’al nella Lista Comune, ha aperto: «Il blocco del cambiamento potrà formare un governo se avrà il coraggio di farlo. Noi tendiamo la mano e siamo pronti ad aiutare».
Bennett e Lieberman, però, restano contrari a dipendere da quella maggioranza. E Eisenkot ha escluso di governare sotto Netanyahu, anche attraverso una rotazione alla premiership. Ma la formazione del governo passa anche da altre strade. Washington, infatti, si è già interessata alla formazione della nuova Knesset e secondo il Washington Post, prima del voto, emissari del presidente americano Donald Trump avevano discusso con funzionari israeliani di una coalizione Netanyahu-Eisenkot. Secondo quelle fonti, lo stesso Netanyahu avrebbe indicato Eisenkot come il partner più adatto qualora riprendesse la guerra contro l’Iran. Adesso fonti americane citate da Walla e Ynet sostengono che Trump voglia lasciare fuori dal futuro esecutivo Ben Gvir e possibilmente Smotrich. La violenza dei coloni in Cisgiordania, infatti, ostacolerebbe il progetto regionale della Casa Bianca e l’estensione degli Accordi di Abramo. Un governo di unità, però, costringerebbe Eisenkot a rinnegare la promessa di non governare con Netanyahu. Ma le alchimie della politica possono riservare grandi sorprese.
Dal canto suo, Trump mette la firma sul risultato del voto israeliano e dice ad Axios di aver ricevuto inizialmente notizie allarmanti su Netanyahu, poi di averlo trovato in una buona posizione. E ha attribuito al suo endorsement parte del recupero elettorale. Alla domanda se interverrà per favorire una coalizione di unità nazionale ha risposto: «Darò un’occhiata». E Netanyahu, comunque vadano le trattative, negozierà da premier in carica. Se non nascerà una maggioranza, resterà alla guida del governo provvisorio, mantenendo la gestione della sicurezza e della politica estera. Anche sul dossier iraniano.
Il Wall Street Journal riferisce che Washington ha avvertito alcuni Paesi del Golfo di prepararsi a una possibile offensiva breve e intensa contro Teheran dopo le elezioni americane del 3 novembre. Nessun ordine di attacco è stato annunciato. Netanyahu ha smentito indiscrezioni su un’operazione prima del voto israeliano. Ma nella notte elettorale ha detto che insieme a Trump è possibile «eliminare questa minaccia una volta per tutte». Secondo fonti locali de Il Tempo, l’attacco è previsto per l’11 novembre.
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