Ricapitoliamo. C’è un tizio, Youssef Siher, che convoca manifestazioni con l’effetto oggettivo di seminare (nella migliore delle ipotesi) il caos. Lo stesso tipo viene fermato dalla polizia che gli trova già pronto «in canna» il messaggino di convocazione delle altre adunate «a sorpresa» che oggettivamente avrebbero potuto creare un inferno sabato 24.
Essendo stato bloccato, però, i messaggi non partono più. Il procuratore capo chiede la convalida dell’arresto. A occhio nudo, a noi pare di vedere (addirittura tutti e tre, e ben consistenti) il pericolo di fuga, il rischio di reiterazione del reato e il rischio di inquinamento delle prove.
Eppure, una gip non convalida l’arresto: e la magistrata risulta firmataria dell’appello dei cosiddetti «giuristi per Gaza».
Siccome non vogliamo querele, mettiamo nero su bianco che la magistrata avrà sicuramente avuto le sue buone ragioni. Ma anche noi abbiamo la libertà di chiederci come mai, dopo aver firmato un appello così politicamente delicato, la gip non abbia valutato l’ipotesi di astenersi da quella decisione.
Siamo alle solite: nemmeno davanti a un rischio esistenziale per la Repubblica sembra esserci il minimo di coesione nazionale necessario per tutelare il Paese. Qui lo abbiamo scritto dal primo momento: c’è un’oggettiva convergenza tra antagonisti di sinistra, islamisti e Pro Pal. Vogliamo continuare a far finta di nulla? Cosa deve succedere affinché suoni la sveglia per tutti?
Giorgia Meloni e il ministro Matteo Piantedosi, con il resto del governo, hanno operato bene, così come la Polizia. Se poi la magistratura scarcera e la sinistra applaude, i cittadini potranno agevolmente farsi un’idea. Come diceva una vecchia e bellissima canzone di De Gregori, «non c’è niente da capire»: è tutto chiaro.
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Cambiamo tema e passiamo alla Manovra.
Meloni e i suoi alleati Salvini e Tajani, insieme al ministro Giorgetti, hanno realizzato un piccolo capolavoro.
Intendiamoci: per evidenti ragioni, si tratta di una Manovra più in difesa che all’attacco. Lo choc fiscale che tanti di noi sognano resterà – appunto – nel territorio dei nostri desideri onirici.
E, anche l’anno nuovo, l’orizzonte di crescita sarà da 1%. Insomma, non c’è da stappare lo champagne.
E però, nei limiti ed entro le compatibilità che sono ben note, il governo ha fatto il fill massimo possibile: ha tirato la corda senza spezzarla. Ci sono almeno tre segnali importanti: il trattamento fiscale di favore per i giovani, la buona notizia sulla flat tax per gli autonomi (15% fino a 100mila euro), e il passo (che non era per nulla scontato, anzi è rimasto in bilico fino alla fine) sull’abbassamento Irpef fino a 55mila euro.
Un’analisi seria deve considerare la sequenza delle cinque Manovre di questa legislatura (gravata dall’eredità disastrosa del superbonus contiano e dalle tensioni energetiche mondiali): in nessuna di esse si sono alzate le tasse, e al contrario in ognuna c’è stato un qualche passettino di alleggerimento fiscale.
Molto bene, dunque: con un ritmo prudente ma affidabile.
Peraltro sono noti i timori di un attacco speculativo contro la Francia: e a Roma, comprensibilmente, si teme il contagio. Una ragione di più – questa è stata la logica con cui il governo si è mosso – per non fare il passo più lungo della gamba.
Vi restano dei dubbi? È perfettamente comprensibile.
Provate allora a immaginare un’eventuale Manovra del campo largo, tra nuove patrimoniali e attacchi alla casa e al risparmio. Uno scenario horror che va assolutamente scongiurato.
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Ultimo tema: le elezioni in Israele. Ancora una volta, l’Editorialista Unico ha rimediato una figuraccia. Anche in questo caso i cosiddetti «esperti» vi hanno raccontato i loro desideri, non la realtà. Hanno ignorato la prima regola della politica israeliana degli ultimi anni: chi sottovaluta Netanyahu è destinato a essere smentito.
Gli elettori israeliani non votano secondo i criteri dei progressisti europei: si sentono sotto attacco del terrore islamista, e si regolano di conseguenza. E così chi ha cercato la spallata anti Netanyahu ha rimediato una lussazione. Rivince Bibi, o per lo meno non perde.
Governerà ancora lui.
