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Come ti salvo il giudice Esposito dal processo con gli amici «mafiosi»

L'ex toga che condannò Berlusconi è stato escluso dalla lista dei testimoni. L'unico su 100 testi

Tutti ammessi a testimoniare nel processo che vede imputati politici e mafiosi in Calabria. Tutti tranne uno: il giudice Antonio Esposito, il presidente di sezione della Corte di Cassazione che ha condannato definitivamente Silvio Berlusconi. Per capire di cosa si tratta occorre riavvolgere il nastro e spostarsi a Paola, in provincia di Cosenza, dove alla sbarra per concorso esterno in associazione mafiosa, più altri numerosi reati, ci sono 32 persone tra cui l’ex sindaco di Scalea, Pasquale Basile, i suoi assessori, e l’avvocato Mario Nocito, colui che, secondo gli inquirenti, faceva da «cerniera» fra le cosche Valente e Stummo e gli esponenti politici, pronti ad accordarsi sugli appalti pubblici. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti finiscono soprattutto i rapporti, stretti, fra Basile e Nocito. Nel dicembre scorso salta fuori che il giudice Esposito, come dimostrano le numerose intercettazioni telefoniche, intratteneva con l’avvocato, ora imputato, Nocito, un rapporto frequente, familiare, confidenziale. Allo scopo di dimostrare che la frequentazione fra il loro assistito, l’ex sindaco Basile, e Nocito, era «pulita» e lontano da logiche mafiose proprio perche «intermediata» da una persona specchiata come il giudice di Cassazione, gli avvocati Vincenzo Adamo e Marina Pasqua, alla prima udienza del processo, chiedono dunque che Esposito venga ammesso a testimoniare al processo. Allo stesso scopo, cioè per «provare» che se l’ex sindaco Basile frequentava e intratteneva rapporti con l’avvocato Nocito è solo perché quest’ultimo aveva delle ottime relazioni personali con terze persone, i legali di Basile chiedono anche la deposizione di un altro personaggio stimato, un noto commercialista della zona. Oltre a Esposito e al commercialista, viene comunque chiesta la testimonianza di altre cento persone, una ventina da parte dei pm, il resto dalla Difesa. Pochi giorni fa il tribunale di Paola, presieduto da Paola Del Giudice, prende la sua decisione: tutti ammessi a testimoniare tranne il giudice Esposito. Ammesso anche il commercialista, che pure dovrà testimoniare sulla stessa, identica circostanza per la quale era stata chiesta la «versione» di Esposito. Il motivo addotto dal presidente del tribunale è questo: la testimonianza del giudice Esposito non è rilevante ai fini del giudizio. Eppure a dicembre l’avvocato Adamo aveva spiegato il perché della sua richiesta: «Per dimostrare che le frequentazioni dell'avvocato Nocito, tra le quali quelle del giudice Esposito, accreditavano agli occhi del mio assistito, l’ex sindaco Basile, la figura del legale Nocito come persona affidabile». Perché, infatti, sia il giudice Esposito che il commercialista calabrese erano stati messi in contatto con Basile proprio dall’avvocato Nocito. Ragion per cui quest’ultimo, agli occhi dell’ex sindaco, poteva presentarsi come persone affidabile, con ottime frequentazioni. Ammettere la testimonianza di Esposito era, per il legale dell’ex sindaco, essenziale. Illogica sembra essere invece l’esclusione. Anche perché la frequenza dei rapporti fra Esposito e l’imputato per mafia Nocito, che pure non configura nessun reato, è «provata» dalle telefonate intercettate dai carabinieri e depositate a inizio processo. Dialoghi intercorsi tra il 2010 e il 2013 nei quali si parla di pranzi, aperitivi, cene e molto altro. Per avere un’idea del tipo di rapporto fra i due, occorre riportare i brogliacci depositati in tribunale. Il 25 dicembre 2012 Nocito telefona a Esposito per gli auguri di Natale; il 31 marzo 2013 per gli auguri di Pasqua. Il 9 maggio 2013 «Nocito chiama Esposito per dirgli che è a Roma. Esposito chiede a Nocito se è in buoni rapporti col sindaco di Scalea che sta facendo una serie di scorrettezze» in merito alla gestione di alcuni locali e «Nocito dice che non è in buoni rapporti e che ha saputo dei casini che sta combinando con quei locali in comodato al Presidente». Il giorno dopo Nocito al telefono dice che «il Presidente è molto incazzato con Basile e che lo considera uno stronzo». Il 20 ottobre 2010 Basile chiama Esposito e «si scusa se non l'ha potuto chiamare prima, il Presidente dice che è a Scalea con la moglie e si possono vedere verso le 17.30 alla Playa». Il 31 ottobre 2010, Basile e Nocito «si sentono per concordare una cena con Esposito e con suo fratello». E ancora. Un certo Fama manda un sms a Basile: «Il presidente Esposito ha l'onore di invitarti sabato a pranzo alle 13 al San Giorgio». Il 30 maggio 2011, Fama contatta Basile: «Alle 13 pranziamo col Presidente e l'avvocato Nocito al San Giorgio. Ti aspettiamo. Tieni riservato l'aperitivo di ieri mattina». Infine, il 15 giugno 2011, Fama manda un sms a Basile: «Il Presidente ha ottenuto l'università a Scalea e vorrebbe festeggiarla con te lunedì». E così via. È molto, ma a quanto pare insufficiente per ammetterlo come testimone. Unico fra cento.

Sentenza n. 3046/2019 Tribunale Civile di Roma sezione prima; Sentenza n. 450/2024 Corte d'Appello di Roma sezione seconda civile

Sentenza n. 3046/2019 Tribunale Civile di Roma sezione prima; Sentenza n. 450/2024 Corte d'Appello di Roma sezione seconda civile

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