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La Juve vola al quarto posto

Domenico Latagliata TORINOSignore e signori, la Juventus. Di nuovo nelle parti altissime della classifica, a quota 30: meno 6 dall’Inter e va bene, ma due punti solo dietro Fiorentina e Napoli....

TORINO Signore e signori, la Juventus. Di nuovo nelle parti altissime della classifica, a quota 30: meno 6 dall’Inter e va bene, ma due punti solo dietro Fiorentina e Napoli. Roma scavalcata e sesta vittoria di fila. Insomma: per il tricolore, ci sarà ancora da fare i conti con i campioni in carica. I quali, nella «partita dello snodo» contro la Fiorentina, sono andati subito in svantaggio ma non si sono mai disuniti, pareggiando immediatamente e trovando poi la vittoria nel finale con una zampata di Mandzukic e una magia di Dybala. Sesto successo di fila in campionato: domenica, contro il Carpi, il settimo non pare così impossibile da centrare. L’inizio presenta fuochi d’artificio veri. Settanta secondi, non di più: Kalinic entra in area, Chiellini è come minimo scomposto e lo stende. Orsato un po’ ci pensa, altrettanto si consulta e poi decide per il rigore: Ilicic fa sei su sei, la Viola sette su sette e i tremila tifosi toscani arrivati nel gelo dello Stadium esplodono. Dura poco, però. Perché Evra ha un inizio gara da indemoniato, sfruttando anche una certa pigrizia di Bernardeschi nel seguirlo: cross preciso, Cuadrado (ex di turno) appoggia sul secondo palo e nessuno interviene. Tatarusanu sorpreso, forse avrebbe potuto fare di più ma così è: 1-1 dopo sei minuti e tutto da rifare. Potrebbe saltarne fuori un match quasi spettacolare, invece le due squadre quasi si annullano da lì in avanti: si intravede anche del discreto calcio, ma né il portiere rumeno né il prossimo papà Gigi debbono compiere chissà quali miracoli. Bonucci e Kalinic si prendono spesso a sportellate, Chiellini sbaglia appoggi non sbagliabili, Dybala ha un primo passo che spacca ma viene poi raddoppiato e chiuso, Borja Valero ha buone intuizioni ma manca il guizzo decisivo. Si arriva allora a metà gara sullo stesso punteggio maturato a inizio gara, anche giustamente, con l’idea che l’equilibrio potrebbe comunque spezzarsi con una giocata azzeccata dai tanti piedi buoni che calpestano l’erba dello Stadium. L’intensità resta alta anche nella ripresa e viene simboleggiata da Mandzukic, il cui recupero da mediano pone rimedio a una serie di orpelli da parte di Pogba potenzialmente pericolosi. È la Juve che prova a spingere di più: Evra (tra i migliori) fa sua la sinistra, ma la girata di Dybala finisce a lato di poco. La Viola giochicchia e non lo fa male, però dalle parti di Buffon adesso non arriva quasi mai. La Signora allora ringrazia, venendo premiata per il coraggio e la costanza: Dybala sprinta su Astori, Tatarusanu non trattiene, Mandzukic in scivolata la butta dentro: settimo gol stagionale (forse il più pesante in campionato) e vera standing ovation quando Allegri lo richiama in panchina. La ciliegina è poi di Dybala: trionfo.

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