Si è spento Giuseppe Presutti, una delle penne storiche del giornalismo sportivo romano. Amato e stimato da tutti. Aveva 87 anni compiuti da pochi giorni. Peppe è stato una delle colonne di questo giornale, dove iniziò da cronista d’assalto per poi ricoprire negli anni dapprima l’incarico di inviato poi quello di capo della redazione sportiva. L’ultimo saluto a Peppe oggi, 9 novembre, alle ore 10.30 presso la parrocchia di Sant’Angela Merici. Alla famiglia, così duramente colpita negli affetti, le più sentite condoglianze da parte dell’intera famiglia de Il Tempo. È sempre doloroso dare l’addio a un amico, insopportabile, addirittura, quando con lui si sono condivisi decenni di fraterna consuetudine. Peppe Presutti è stato, per questo giornale e per tutti noi che ancora abbiamo il privilegio di farne parte, una colonna portante, da scrupoloso cronista di campo prima, poi da inviato e da capo della redazione sportiva. Peppe era più di un collega, era uno di famiglia. Ad Affile si era costruito la custodia protettiva dei suoi affetti, punto di riferimento anche per i figli, tra i quali Piercarlo ne avrebbe seguito le orme. Ma un ricordo su tutti, voglio rievocare per salutare Peppe con un sorriso e quella vena ironica che apparteneva alla sua natura. Lui e Renato Angiolillo, fondatore ed editore de Il Tempo, impegnati in interminabili sfide a scopa. Il senatore si consentiva qualche divagazione mentale, Peppe era concentrato ferocemente sul gioco, logico che finisse per vincere. E quando Angiolillo pagò il conto finale con un sacco carico di monetine, Peppe non fece una piega: contò con pazienza il suo bottino, una fatica immane, senza smettere di sorridere. Le raccolse e incassò, sereno come sempre. Addio, amico mio.
Addio Peppe Presutti, colonna de Il Tempo
di Gianfranco Giubilo