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«Premio Roma» sulle orme di Ribot

Domani l’appuntamento con il GBI Racing di galoppo a Capannelle

Quella domenica d’autunno fu una giornata da cardiopalma per i vigili urbani di Roma. Il 4 novembre 1956 una folla di 25 mila persone invase l’ippodromo di Capannelle e benché le auto nella Capitale fossero appena un decimo di quelle poi in circolazione negli anni Duemila, le vetture parcheggiate invasero la Via Appia fino a tutto il Quarto Miglio. Nemmeno un mese prima, il 7 ottobre, il più acclamato purosangue del mondo, Ribot, aveva vinto a Parigi - per la Razza Dormello Olgiata, in sella Enrico Camici - il suo secondo Prix de l’Arc de Triomphe con il distacco record (a tutt’oggi) di 6 lunghezze, battendo i migliori galoppatori in circolazione, americani compresi. Quella domenica d’inizio novembre «il cavallo del secolo» si esibì sul miglio di Capannelle, ancora carico di energia, tanto che appena passato il palo scaraventò a terra Camici. Il jockey di Barbaricina - non più un ragazzino, aveva 44 anni - si rialzò ammaccato ed anche preoccupato perché era atteso al tondino per montare, nel 42° Premio Roma, il baio Tissot, 3 anni vincitore 15 giorni prima del Jockey Club a Milano, sempre della Dormello Olgiata e figlio (come Ribot) di Tenerani ma con madre Tiepoletta, rampolla di Niccolò Dell’Arca e fratellastra di Macchietta, la mamma di Magistris, il purosangue-ombra di Ribot in tutti gli allenamenti, ogni viaggio (esibizione romana compresa) e qualche corsa. Tissot vinse la mezza-maratona di Capannelle (allora il Roma si disputava sui 2800 m) ma Camici dovette subito scordarsi i doloretti della caduta per badare a Marcello Andreucci («la volpe di Tarquinia») che in sella a Gail era stato, due anni prima a San Siro, l’unico a mettere in forte pericolo l’imbattibilità di Ribot. Gail arrivò terzo ed Enrico detto «Ghiacciolo» si presentò sul podio per una doppia premiazione, quella del Roma con Tissot e l’altra accanto a Ribot per ricevere una medaglia da donna Carla Gronchi, moglie del Presidente della Repubblica, che non aveva voluto perdere l’occasione di vedere da vicino - come aveva fatto la regina Elisabetta in luglio ad Ascot - il fenomenale cavallo dai 26 litri di capacità polmonare. Domani il 101° Premio Roma GBI Racing (16’40, diretta tv su SKY 220, gruppo 1, 3 anni e oltre, 2000 m, 242 mila euro, 13 partenti) è in programma a Via Appia, per altro con un aumento della dotazione (nel 2014 fu 209 mila euro) che se non è quello record 1997 (1 miliardo e 100 milioni di vecchie lire) vale sempre qualcosa in questi tempi di crisi. Altro record - da battere - il kronos del sauro romano Priore Philip (scuderia Ste.Ma., trainer Stefano Botti, in sella Dario Vargiu) stabilito l’anno scorso dopo che nel 2013 il tedesco Feuerblitz (vincitore pure del Derby 2012) era riuscito - per la prima volta in oltre 100 anni di questa corsa - ad andare sotto i 2 minuti. Priore Philip è stato anche il 3 anni (leggermente favoriti nel Roma da 1 kg in meno a bordo) capace di vincere questo appuntamento carico del profumo di mosto che scende dai Castelli, dopo 20 anni di supremazia degli «anziani». L’ultimo era stato Sicious (Laghi, Vittorio Caruso, Mario Esposito) nel 1995, edizione dopo la quale si scatenarono gli stranieri (14 successi contro i 5 degli italiani). Quest’anno il Premio Roma sarà affiancato da due sotto-clou di prestigio (dedicati a dirigenti-proprietari ippici di notevole caratura) che ne fanno una riunione imperdibile. Il 9° Premio Carlo e Aloisi (16’05, gruppo 3, 2 anni e oltre, 1200 m, 61.600 euro, 13 partenti) è subentrato nel 2007 al Premio Umbria, classico appuntamento per i velocisti. Nel 2008 e 2011 (con Lanfranco Dettori a bordo) ha ospitato, vincente, il più estroverso dei «flyer» europei, l’ungherese Overdose, scomparso nel luglio scorso. Il 30° Premio Guido Berardelli (14’55, gruppo 3, 2 anni, 1800 m, 77 mila euro, 8 partenti) è invece riservato ai puledri in cerca di gloria. Alle 17’15 il via alla tappa romana del Longines Fegentri, il mondiale dei gentlemen.

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