Come nella scorsa stagione, al termine di un tracciato avviato dalle basi del ponte intitolato a Giovanni da Verrazzano, il navigatore toscano che agli inizi del ’500 fu il primo ad esplorare la baia di New York, in linea con un copione ampiamente collaudato, è ancora il fattore Kappa, inteso come Kenya, con Mary Jepkosgei Keitany e Stanley Biwott, a condurci per mano nella prima domenica di novembre 2015 sulla spianata definitiva e consolatoria di un Central Park accerchiato dalla tradizionale, compatta ed eccitata muraglia umana. La vittoria della minuta trentenne di quaranta chili - due italiani, Gabriele Nicola, torinese, allenatore, e Gianni De Madonna, trentino, manager - s’è manifestata allo scoccare delle due ore di corsa, con tale autorevolezza da scacciare tutti i dubbi rappresentati dalle insidie disseminate negli ultimi chilometri del paradiso terrestre costituito dalle policromie del Central Park, quando ogni metro nasconde, nelle continue ondulazioni dell’asfalto, una trappola. Alle spalle della keniana, prima in 2h24:25, già vincitrice della gara statunitense nell’edizione 2014 e di due maratone londinesi, le etiopi Mergia e Tufa, con al quarto posto, prima delle europee, la portoghese Sara Moreira. Lungo gli snervanti saliscendi del Queensboro Bridge si erano da tempo ridimensionate le aspirazioni di Anna Incerti, la trentacinquenne mamma di Bagheria, confinata al nono posto in un modesto 2h33:13. Non difformi le prestazioni degli altri due italiani attesi ad un rialzo delle quotazioni in prospettiva dei Giochi di Rio. Corsa disgraziata, quella del campione europeo Daniele Meucci, una vigilia compromessa da dolori intestinali che hanno fatto tornare alla mente l’episodio accaduto nei momenti decisivi degli scorsi campionati mondiali di Pechino, quando l’ingegnere di robotica pisano, in piena linea per un piazzamento di grande rilievo, fu costretto ad un imprevisto stop di oltre un minuto ai bordi del percorso. Nella mattinata statunitense, Meucci è rimasto nel gruppo di testa fino al decimo chilometro, sparendo progressivamente e ritirandosi al 20° chilometro. Dignitosa, fino ad oltre metà gara, la prestazione di Andrea Lalli, ma in chiara difficoltà quando gli avversari più accreditati sono andati in discesa libera, al traguardo in un poco confortante 2h17:12 alla sua quinta esperienza sulla distanza. La corsa ha vissuto le fasi decisive solo dopo aver superato le zone nere di Harlem, proiettandosi nel Bronx e dopo aver passato l’ultimo ponte rientrando definitivamente a Manhattan e affrontando gli ultimi chilometri del Central Park. Da dieci chilometri, il superfavorito Wilson Kipsang, vincitore della scorsa edizione, era saltato in aria. Toccava quindi ai connazionali Stanley Biwott, 30 anni, allenato da un altro italiano, Gabriele Rosa, primo in 2h10:33, e a Geoffrey Kamworor, ventitre anni il prossimo 28, confermare la superiorità degli specialisti keniani, lasciandosi alle spalle, all’altezza del Columbus Circle, l’etiope Lelisa Desisa, secondo nel 2014 e vincitore della maratona di Boston nel 2013, l’anno in cui la più antica maratona del mondo patì l’attentato terroristico sulla linea del traguardo.
New York parla africano
Solito monopolio degli atleti keniani alla maratona della Grande Mela Vince Biwott davanti a Kamworor, la connazionale Keitany prima donna
