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Schwazer poco credibile, il suo futuro si complica

di Augusto Frasca Nelle stesse ore in cui, dal raduno convocato a Fiuggi, utile ad impostare un corretto progetto tecnico nel conto alla rovescia dei Giochi olimpici del 2016, atlete ed atleti in...

Nelle stesse ore in cui, dal raduno convocato a Fiuggi, utile ad impostare un corretto progetto tecnico nel conto alla rovescia dei Giochi olimpici del 2016, atlete ed atleti in predicato per Rio de Janeiro si pronunciavano con un inequivocabile pollice verso nei confronti del loro collega, prendevano corpo i risultati dell’udienza con cui il Tribunale Nazionale Antidoping, riunito il 5 ottobre scorso, accogliendo le determinazioni dell’Ufficio di Procura Antidoping, confermava, motivandole, le ragioni in base alle quali si respingeva la richiesta avanzata da Alex Schwazer volta ad ottenere una riduzione del periodo di sospensione dall’attività agonistica fissato al 29 aprile 2016. Alla riduzione della sospensione si era opposta nelle fasi istruttorie, con un parere in pratica vincolante, la Iaaf, la Federazione internazionale di atletica, alle cui determinazioni si era allineata la Wada, l’Agenzia mondiale antidoping. Questa la conclusione cui è giunto il Tribunale Antidoping: la non credibilità di Schwazer, vuoi perché quanto a numero di violazioni della normativa antidoping il marciatore altoatesino detiene non invidiabili primati, vuoi, e soprattutto, perché molte e rilevanti sono le mezze verità e le bugie riscontrate nelle dichiarazioni rilasciate di volta in volta nel lungo percorso giudiziario, compresa l’audizione del 27 marzo 2015 alla Procura della Repubblica di Bolzano, dal campione olimpico di Pechino 2008 che, si ricorda, fu colpito da squalifica nel luglio 2012, alla vigilia dei Giochi di Londra, per riscontrata positività all’uso di sostanze illecite. È fin troppo evidente come nelle ultime fasi della sciagurata vicenda che ha come protagonista il trentenne di Vipiteno un ruolo forte stia giocando l’atteggiamento negativo, ampliato da un rincorrersi sui social network che ha raggiunto proporzioni imbarazzanti, manifestato nei suoi confronti dai colleghi della nazionale, un atteggiamento che non potrà nel futuro prossimo non contrastare vistosamente e non creare problemi a fronte dell’attendismo e delle voglie politiche espresse dai vertici dirigenziali, sia dell’atletica sia del Comitato olimpico, a favore dell’ipotesi di un possibile recupero di Alex Schwazer in prospettiva olimpica. Fra l’altro, poiché fu proprio sulla base delle dichiarazioni e della memoria rilasciate dal marciatore, nel marzo scorso, alla Procura della Repubblica di Bolzano che nacque, con ampia esibizione, l’accordo fra l’atleta e Sandro Donati, il tecnico che aveva condizionato un affiancamento al progetto terapeutico a favore di Schwazer solo in presenza di un suo totale ravvedimento, sarà curioso verificare, dopo l’ennesima conferma dei tribunali della delegittimazione del marciatore, che fine farà un rapporto al cui nascere, tra false innocenze e incaute benedizioni di compagnie di giro, non poche perplessità erano state avanzate.

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