C on il conforto dei punti per il ranking, raccolti grazie alla rinascita della Juve ed alla prodigiosa invenzione di Florenzi, l’Italia si è affacciata all’Europa League. Un posto in Champions per chi vince e ghiotte prospettive economiche a bilanciare i disagi, soprattutto logistici. Primo a entrare in scena il Napoli, non agevolato dai malumori causati dalle stoccate di Maradona a Sarri e alla società, con tanto di repliche stizzite. La maledizione belga, che troppe volte aveva condannato gli azzurri, la cancella in cinque minuti Callejon, dando l’avvio a una goleada autentica. Mai in partita il Bruges, letteralmente schiantato. Per il resto della serata, purtroppo, soltanto notizie in negativo. In Ucraina il Dnipro che non ha più i suoi campioni e neanche il pubblico perché si giocava a porte chiuse, agguanta il pareggio all’ultimo secondo di gioco. Un’autentica beffa per la Lazio che aveva tenuto in sempre in mano il pallino della gara, specialmente dopo il vantaggio firmato da Milinkovic-Savic. La Lazio avrebbe meritato i tre punti, ma non ha sfruttato le occasione per mettere al sicuro il risultato. Destino amaro per Paulo Sousa, che ritrovava il suo Basilea e che ha coltivato anche il sogno di una vittoria dopo che Kalinic aveva trovato il più bizzarro e fortunoso dei gol. Ma poi gli svizzeri hanno dominato in lungo e in largo. I viola si sono complicati la vita quando Gonzalo ha rimediato dall’arbitro inglese Oliver il più sacrosanto dei cartellini rossi. E alla fine il Basilea si è preso il trionfo con pieno merito.
L’osservatorio di Gianfranco Giubilo
Biancocelesti troppo ingenui Sarri risorge, i viola affondano