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Mirabello non porta fortuna. "Daje Gianfry"

All'epoca l'ex numero uno di Montecitorio si scontrò con Silvio Berlusconi

Manovre e pressioni, «con esiti positivi», per aiutare la Lazio di Lotito a non retrocedere nel campionato 2004-2055. Su Gianfranco Fini, a pochi giorni dalla sua annunciata partecipazione (qualcuno la definisce «ostinata») al meeting della destra in doppio petto a Mirabello, cade una nuova tegola para giudiziaria. Sotto forma di una breve ma molto intensa citazione nella sentenza della Cassazione sul sistema Moggi e su Calciopoli. Nella pagina dove Fini è citato, la Cassazione fa anche questa considerazione: «Si ricordano le "sviste arbitrali" in "favore della società romana" durante le partite Lazio-Chievo e Lazio-Parma." Poi si censura il comportamento di Lotito che "ben rappresenta un fenomeno degenerativo" di "condotte idonee all’alterazione di una gara». E la figura che ci fa l’ex presidente della Camera non è delle più esaltanti. Anche perché il processo per Lotito si è chiuso con una doppia prescrizione. E questo ricorderà alla gente le polemiche che proprio l’ex presidente della Camera ebbe a suo tempo con l’allora premier Silvio Berlusconi in materia. Insomma, una legge del contrappasso che mette a ulteriore prova la già non siderale popolarità di colui che trasformò l’Msi in An e poi sciolse quest’ultima nel fallimentare progetto del Pdl. Va detto che Fini è sempre stato della Lazio, ma oggi questi retroscena svelati dalla Cassazione lo mettono implicitamente contro tutti i potenziali elettori delle altre squadre. Chi gliela toglie più l’etichetta di politico che aggiusta le partite? E non si tratta di un’intercettazione stavolta, bensì di un commento di un giudice che ha redatto questa sentenza che mette la parola fine alla epopea di Moggi e della vecchia Juve. Per Fini è la seconda mazzata su due tentativi di risalire la china: l’altr’anno poco dopo la stentata performance di Mirabello 2014, meno di duecento astanti, quasi tutti militanti mobilitati di Fli, sul settimanale «Oggi» uscì la storia della messa in vendita della casa di Montecarlo a un milione e seicentomila euro. E lui per anni aveva sostenuto che il prezzo di 300 mila euro era equo. Senza peraltro che nessuno abbia mai capito come l’appartamento venne venduto, e da chi, al suo noto cognato. Quest’anno la botta di Calciopoli arriva ancora prima che si tenga il suo comizio. Con effetti di comunicazione potenzialmente tragicomici. Tanto che viene quasi da compiangere i suoi finora vani sforzi di rientrare nell’agone politico dopo la cacciata dal Pdl da parte di Berlusconi e la conseguente emarginazione dalla politica sinora decretata dagli elettori. Parafrasando un noto film di Woody Allen verrebbe da dire «provaci ancora Gianfry». Ma magari, prima, anche un bel viaggio a Lourdes potrebbe aiutare.

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