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Bolt-Gatlin duello stellare

A Pechino la gara più attesa dell’anno: la finale dei 100 metri Il "lampo". Usain non forza nelle batterie, lo sfidante è in forma e tenta il colpaccio

Nella controra di oggi, 15.15 italiane, gli archivi dello sport si apriranno a nome, cognome, prestazione e nazionalità del vincitore di quella che da sempre, da Jesse Owens ad Armin Hary, da Valerj Borzov a Carl Lewis, è la gara più attesa nella storia degli eventi olimpici e mondiali. Disputate ieri ad ora di pranzo, superfluo dire come nelle batterie iniziali tutti gli occhi fossero puntati sui quattro atleti più attesi, in tragitti di stadio dove a poca distanza di tempo venivano ad incrociarsi gli avvii della corsa più breve e gli esiti conclusivi di quella più lunga, la maratona. Hanno corso, nell'ordine, e in schieramenti separati, Asafa Powell, trentatré anni, giamaicano, in 9 secondi e 95 centesimi, Tyson Gay, trentatré, statunitense, 10.11, Justin Gatlin, trentatré, statunitense, 9.83 con due metri e un punto di vento a favore, Usain Bolt, ventinove, giamaicano, 9.96, vento a favore in pratica inesistente e solo l'abituale segno di croce sui blocchi di partenza. Si sono inseriti con autorevolezza, tra i migliori tempi, Jimmy Vicaut, francese, primatista europeo, 9.92, e un terzo statunitense, Trayvon Jaquez Bromell, ventenne, un ragazzo, in 9.91. Le impressioni, incerte. Volendo azzardare dettagli, comunque irrilevanti essendo rinviata alle semifinali programmate alle 13.10 di oggi qualsiasi interpretazione più affidabile, si potrebbe aggiungere che Powell ha corso decontratto, che Gay è apparso legnoso, che lo stesso Bolt è apparso tale, e che la migliore impressione, pure con la tara non marginale della ventata favorevole, l'ha fornita Gatlin. Dalla tribuna stampa cinese, un vecchio discente appartenente alla scuola di Carlo Vittori, Stefano Tilli, che di velocità e di tecnica di corsa capisce, e molto, ha preferito in diretta televisiva non sbilanciarsi, fornendo sostanzialmente identici giudizi, ma aggiungendo che un Bolt in piene condizioni di forma non guarda in faccia nessuno, realtà che neppure il meno provveduto in atletica, risultati alla mano dal 2008 in poi, si sognerebbe di smentire. Ma la domanda è proprio questa: è il velocista giamaicano nelle migliori condizioni? Sembrerebbe di no, salvo che lo stratosferico primatista mondiale sia stato tanto abile al punto da mimetizzarne con perizia consumata la cifra.

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