Prima a lacerare gli orizzonti, prima ad inserire il nome di un'italiana nell'aristocrazia internazionale, Novella Calligaris. Quando poi l'intransigenza della ragazza di Padova, suggerendole di archiviare l'attività alla soglia dei vent'anni, respinse le imbarazzanti walkirie dell'est europeo rese vistosi uomini in gonnella, il nuoto azzurro restò a lungo vedovo della puntuta e scomoda nuotatrice cui un formidabile concentrato di saggezza tecnica, di sensibilità e di pazienza, ascrivibile a Costantino «Bubi» Dennerlein, aveva reso possibile conquistare nel 1972 due medaglie olimpiche e l'anno successivo il titolo mondiale. Fu così necessario attendere un trentennio prima dell'apparizione nelle acque ateniesi, era il 2004, di un altro fenomeno del nuoto femminile, una sedicenne di Mirano capace d'un colpo di stabilire sui 200 primato italiano, di cedere di un'inezia l'oro alla rumena Camelia Potec e di divenire in assoluto la più giovane atleta italiana salita sul podio olimpico in una gara individuale. Come per Novella, felicità di destini volle che Federica incrociasse in una crisi succeduta alle prime affermazioni Alberto Castagnetti, il tecnico che avrebbe reso illuminante il periodo d'oro della disciplina natatoria italiana giungendo ad impensierire le grandi scuole statunitensi ed australiane e guidando al successo fuoriclasse del livello di Giorgio Lamberti, Emiliano Brembilla, Domenico Fioravanti, Massimiliano Rosolino e Filippo Magnini. Stagione dopo stagione, nel decennio successivo all'esordio olimpico, Federica Pellegrini riempì delle sue affermazioni, del proprio edonismo giovanile e d'una naturale eleganza cronaca e storia dello sport nazionale. In un teorico contesto atemporale venne così ad affiancarsi al cerchio magico costituito dalle grandi atlete d'ogni tempo, intrecciando quindi il proprio vissuto a quello di Ondina Valla, Claudia Testoni, Sara Simeoni, Deborah Compagnoni, Stefania Belmondo, Manuela Di Centa, Giovanna Trillini, Valentina Vezzali, e imponendo, ad eccezione della regina dell'alto, per quantità di successi e per diffusione territoriale della disciplina praticata, una spietata sovranità. Ieri pomeriggio, con la semplicità di lacrime offerte spontaneamente al prossimo televisivo poco prima che un ragazzo cresciuto a Carpi all'ombra del monumento a Dorando Pietri sfiorasse sugli 800, rinviandoci ai preferiti 1500, la massima affermazione, Federica è salita per la sesta volta consecutiva sul podio iridato. L'arrivederci a Rio, quarta Olimpiade, ventottenne, più che un'aspirazione, è un tributo alla sua grandezza.
NEL CERCHIO MAGICO DELLE GRANDI DI SEMPRE
di Augusto Frasca Prima a lacerare gli orizzonti, prima ad inserire il nome di un'italiana nell'aristocrazia internazionale, Novella Calligaris. Quando poi l'intransigenza della ragazza di Padova,...