Sport

Stop ai presidenti «padroni»

Primo via libera in Senato al limite dei due mandati per Coni e federazioni Malagò esulta: «Si parte nel 2016 ma molti dirigenti hanno già protestato»

C’era una volta il mestiere del dirigente sportivo. C’era, ma non ci sarà più. Giovedì scorso, in prima lettura, è stato approvato in Commissione Cultura del Senato il ddl presentato dal Movimento Cinque Stelle per limitare l’attività temporale dei dirigenti sportivi federali. Ci saranno regole più severe per le nomine ai vertici del Coni e delle federazioni. L’emendamento punta sul rinnovo dei mandati degli organi del Coni e delle federazioni sportive nazionali. «Grazie al M5S - spiega la prima firmataria del testo, Enza Blundo - arriva una ventata di democrazia e trasparenza anche nello sport. L’emendamento approvato, introduce il limite drastico di un solo voto per delega nell’ambito delle votazioni per l’elezione degli organi direttivi, prevede il voto segreto e riduce a due il limite dei mandati per i dirigenti del Coni e delle altre Federazioni sportive. In ogni caso è preclusa la permanenza in carica oltre il termine di otto anni». Il disegno di legge deve ancora ottenere l’approvazione della Camera dei deputati, ma già nascono le prime polemiche dei dirigenti sportivi che, in questo modo, vedrebbero stroncata la loro carriera soprattutto in ambito internazionale. Difficile prevedere con esattezza i tempi di una possibile approvazione, ma è probabile che la legge possa entrare in vigore a partire dalla fine del 2016 quando - dopo le Olimpiadi di Rio de Janeiro - il Comitato Olimpico e le federazioni sportive saranno chiamati a nuove elezioni per rinnovare o confermare i quadri dirigenziali. «C’è stata la volontà, la disponibilità e anche un preciso impegno di far partire questi due mandati dal prossimo quadriennio - sottolinea il presidente del Coni Giovanni Malagò - quando questa legge concluderà il suo iter non lo so dire, ma non è una sorpresa perché i presidenti conoscevano i termini della vicenda. Ora staremo a vedere come si evolve la situazione. C’era una volontà politica di dare un limite ai mandati, c’era la disponibilità a parlare di un limite di tre mandati. Abbonare parte di questi tre mandati con la retroattività sarebbe stato incostituzionale e avrebbe avuto la bocciatura della Corte Costituzionale, alla fine c’è stato il punto di caduta su due mandati che i presidenti di federazione, come emerso durante un incontro informale, non condividono: loro, visto il tempo così esiguo, ritengono impossibile avere una carriera internazionale». Ancor più netto il pensiero di Mario Pescante, membro del Comitato Olimpico Internazionale: «È un grandissimo errore, in questo modo l’Italia rinuncia ad avere propri rappresentanti a livello internazionale. Se questo criterio fosse stato applicato in passato, personaggi di spessore assoluto come Renzo Nostini, Matteo Pellicone, Primo Nebbiolo o Artemio Franchi non avrebbero potuto dare il loro grandissimo contributo al mondo dello sport. È una decisione demagogica di chi non conosce di sport, né di come lo si governa». Il ddl così generato pone il limite massimo di otto anni, ciò vuol dire che nel 2016 ben 29 degli attuali 45 presidenti federali dovrebbero rinunciare alla propria candidatura presidenziale perché avrebbero già esaurito il loro mandato. «Mi sembra una decisione salomonica, già regolamentata - sottolinea il presidente della Figc Carlo Tavecchio - se si parte senza contare i mandati già svolti, i presidenti in carica non corrono questo rischio». In realtà il rischio è concreto. Sarebbe forse stato meglio seguire le linee guida del Cio che prevedono dodici anni di governo sportivo. L’emendamento intende debellare il rischio di cristallizzazione delle cariche, evitando il condizionamento dei potentati: chi male pensa, male fa.

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