Sport

Roma Capitale senza sport

Paradosso di una città «malata» di calcio che lascia cadere in miseria le altre discipline Dopo il volley anche il basket retrocede. Toti, senza sponsor, iscrive la Virtus alla A2

A Roma c’è spazio solo per il calcio. Basket, pallavolo, rugby e tutto ciò che non è «pallone», non solo fatica a emergere, ma perfino a sopravvivere. L’epilogo dell’ultima, tormentata stagione della Virtus Roma di basket è esemplare. Il grido di allarme - l’ennesimo - del patron Claudio Toti è tornato indietro come un eco: la gloriosa società capitolina chiederà l’iscrizione al campionato di A2. Lo ha annunciato la stessa Virtus ieri ma la decisione era nell’aria da giorni vista l’impossibilità di affrontare un’altra stagione ai massimi livelli senza garanzie economiche al di fuori degli sforzi della proprietà e degli sponsor Acea Spa e Lamaro Appalti. «La nuova squadra dedicherà grande attenzione alla crescita e alla valorizzazione di giovani talenti e punterà ad aumentare ulteriormente il radicamento del club nella città di Roma», si legge in una nota della società, con quell’avverbio, «ulteriormente», che suona quasi beffardo. Toti esprime poi la volontà di rilanciare il progetto di «Casa Virtus» e ripartire dalle scuole con l’obiettivo di fare breccia in una nuova generazione. Uno scarto necessario, dal momento che le attuali, di generazioni, oltre allo zoccolo duro che ora protesta contro l’«autoretrocessione», non hanno supportato più di tanto le ultime, alterne stagioni virtussine.   E mentre la Roma della palal a spicchi riparte dal basso vacillano altri pezzi di sport nobile ma di nicchia. Rischiano di sparire le squadre di pallamano e pallanuoto della S.S. Lazio, la prima alla ricerca dei fondi necessari per la nuova stagione, la seconda in procinto di cominciare l’A1 con l’incognita di dover lasciare il Salaria Sport Village. Una città, la nostra, pazza per il calcio e vittima dei paradossi. Una città capace di riempire fino all’inverosimile lo stadio Olimpico per sostenere la nazionale di rugby, orgoglioso esercito spesso condannato alla sconfitta contro i maestri della palla ovale ospitati per il Sei Nazioni. Erano 75mila, a marzo, sugli spalti per applaudire la storica vittoria dell’Italia contro l’Irlanda. Numeri che stridono con i duecento spettatori che di solito seguono all’Acqua Acetosa la Lazio Rugby 1927, unica squadra romana che milita nella massima serie, l’Eccellenza, senza contare l’«enclave» delle Fiamme Oro della Polizia di Stato che fa base a Ponte Galeria. In A2 vanno avanti grazie al coraggio di società e appassionati Primavera Roma e Capitolina, mentre in Italia il rugby che conta si gioca a Parma e a Treviso con le due compagini entrate nel circuito Pro 12 con club gallesi, irlandesi e scozzesi. Ciclicamente si torna a parlare di un trasferimento delle Zebre, compagine federale che fa base a Parma, nella Capitale ma i rischi sono superiori alle certezze. Come si fa a scommettere su uno sport di squadra diverso dal calcio in una città che ha un solo impianto, il Tre Fontane, affondato da inchieste e degrado e che potrebbe ospitare presto il settore giovanile della As Roma? Ma il pallone è tutto uguale. L’albo d’oro del calcio a 5 nazionale dagli anni ’80 e per tutti gli anni ’90 registra lo strapotere dei club capitolini e dei Castelli Romani. Poi il declino con la progressiva caduta dell’impero e una sola società romana, la Lazio, oggi in serie A. Nel cuore dei romani non c’è posto per altro che per il pallone colorato di giallorosso o di biancoceleste. Come suggerisce il finale di un’altra favola triste, quella della M Roma volley, «estinta» nel 2011. Oggi restano in vita due siti web. Un dominio è fermo al 2009. L’altro è stato rilevato da un «compro oro» online giapponese.

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