Anche a 39 anni le imprese sportive sono possibili, eccome. Fabrizio Donato ce lo ha appena dimostrato. Capitano della spedizione azzurra in Russia, l’atleta frusinate delle Fiamme gialle, è tornato a casa con una prestigiosa vittoria nel salto triplo, centrando la misura di 17 metri ed 11 centimetri. Niente male per un atleta alla soglia dei 40 anni che evidentemente non ha mai smesso di sentirsi un campione. Oggi anche più di ieri. E infatti, non a caso, in carriera ha vinto un bronzo olimpico ai Giochi di Londra 2012, i titoli di campione europeo outdoor ad Helsinki 2012 e indoor aTorino 2009. E siccome dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna, alla base di tanta gloria per Fabrizio Donato c’è un complice, anzi una complice, la moglie, Patrizia Spuri, anch'essa atleta azzurra che ha recitato una parte importante e fondamentale nella suacarriera. «Senza di lei nulla sarebbe stato possibile. Ho la fortuna di avere una persona speciale accanto che capisce cosa significa stare fuori per un bel po’ di tempo, allenarsi tutti i giorni e tenere un’alimentazione sana e corretta. È una vera motivatrice. Quando l’ho chiamata per dirle del salto mi ha detto: cosi poco? E poi c'è mia figlia che nel suo immaginario collettivo mi considera un eroe. E tutto questo basta per cercare ogni giorno di superare me stesso». E poi ci sono i suoi meriti personali. «Io continuo a mettercela tutta anche alla mia età. La fortuna però va cercata. Ho scelto uno degli allenatori più bravi del circuito, Roberto Pericoli. Tutto il resto lo fa la forza di volontà». Come ci si sente ad essere corteggiato a 39 anni dai vertici della Fidal per far parte di una spedizione all’estero? «Ho dato subito l’ok perche sapevo che avevano bisogno di un atleta esperto, in grado di creare il giusto spirito di gruppo. Di solito nell’atletica è difficile che questo accada perchè è uno sport individuale. Ma credo anche di essere servito alla causa comune anche per aggregare giovani e vecchi facendo da trade d’union tra gli uni e gli altri». Si sente un modello per i giovani? «Mi sento un’eccezione, questo si. Ma non proprio un esempio. Semplicemente cerco di trasmettere loro le cose che ho imparato nel corso della mia carriera. E loro mi seguono e questo è già un motivo importante per continuare a spingere su questa strada». Sia lei che i suoi compagni avete ottenuto risultati importanti che non arrivavano da tempo. «Questa è stata la soddisfazione più grande. Soprattutto dopo gli ultimi scandali che hanno colpito il mondo dell’atletica c’era bisogno di una boccata di ossigeno.La cosa più bella è stata vedere i vertici federali che quasi non ci credevano. Servivano medaglie che dessero lustro ai nostri colori». Cosa le manca per dirsi pienamente soddisfatto della sua carriera? «A noi atleti manca sempre qualcosa. Vogliamo sempre di più. Ovviamente vorrei un oro olimpico». Magari a Rio? «Non posso garantire che ci sarà. Rio sarebbe la mia quinta olimpiade, esattamente come Mennea. Ecco cosa vorrei».
Donato salta verso i Giochi di Rio
Atletica A 39 anni è stato l’azzurro di punta nella Coppa Europa in Russia Dopo il bronzo di Londra adesso strizza l’occhio alle Olimpiadi in Brasile
