Prima che, nel 1929, intevenisse il girone unico a uniformare l'Italia del calcio, lo sport che sarebbe divenuto il più popolare, c'era una netta separazione tra il Nord padrone e un Centrosud che tentava di avvicinarsi ai piani nobili. Con risultati non proprio esaltanti, il titolo nazionale si risolveva con una sfida tra gli alfieri delle due Italie, dalla quale i meno esperti uscivano sempre con le ossa rotte. Tra le squadre della Capitale non soltanto la Lazio, ma anche la Fortitudo e l'Alba si erano offerte come vittime designate contro i giganti del Piemonte, la Pro Vercelli e il Casale, alle quali si sarebbe aggiunto il Genoa, che nel 1915 era per la prima volta in finale, i laziali a difendere l'onore del Centrosud. Ma intanto era scoppiata la Grande Guerra, ai confini da dfendere o da riconquistare la Patria aveva chiamato la meglio gioventù, gli sportivi vestivano il grigioverde, non facevano eccezione i calciatori. Non ci sarebbe mai stata, la sfida decisiva tra Genoa e Lazio, ma la Federcalcio si macchiò di un'ingiustizia assegnando il titolo ai liguri. Un secolo dopo, le vittime di una palese discriminazione reclamano equità di trattamento. Nonostante le finali tra il Nord e gli altri finissero con punteggi umilianti a favore dei polentoni, una partita unica potrebbe anche produrre sosprese eclatanti. Ma alla Lazio questo ruolo di possibile outsider è stato negato. Merita un risarcimento, quel titolo va diviso a metà, il popolo biancoceleste lo pretende Alla Lazio hanno negato una opportunità, a mezzo scudetto ha pieno diritto.
Bisogna correggere una scelta iniqua
di Gianfranco Giubilo Prima che, nel 1929, intevenisse il girone unico a uniformare l'Italia del calcio, lo sport che sarebbe divenuto il più popolare, c'era una netta separazione tra il Nord...