Lo scandalo giudiziario travolge la squadra che gioca sotto il vulcano. Esiste un fascicolo dove i termini calcistici lasciano il campo alle parole in codice utilizzate dagli indagati. Dove le telefonate tra dirigenti sportivi ricordano le conversazioni tra dipendenti delle Ferrovie dello Stato. Dove le squadre si autodenunciano alla Procura federale e il presidente del Catania, Antonio Pulvirenti esclama: «Ormai l'ho inquadrato il campionato di serie B. L'anno prossimo arrivo primo». IPOTESI INVESTIGATIVE L'ordinanza di custodia cautelare parla di «un’organizzazione criminale in cui Antonino Pulvirenti rivestiva il ruolo di capo, Daniele Delli Carri quello di organizzatore unitamente a Piero Di Luzio e Fernando Antonio Arbotti». Cosentino e Milozzi erano i «partecipi» e Impellizzeri «il finanziatore». In questo modo i pm delineano i ruoli dell'associazione «che utilizzava un modus operandi sempre identico, che godeva di consistenti risorse economiche e finanziarie messe a disposizione da Gianluca Impellizzeri - si legge negli atti - utilizzate per pagare i favori dei partecipanti alle manifestazioni sportive, nonché di risorse umane, contatti e rapporti di conoscenza vantati dall’Arbotti per individuare ed avvicinare i calciatori ritenuti disposti a offrire le loro prestazioni in cambio di un’offerta o promessa di denaro». Gli indagati sono al momento 19. Persone disposte a realizzare «una serie indeterminata di delitti di frode» e «truffe dirette a influire sul risultato e ad alterare» il «naturale esito delle partite». GENESI DELL'INDAGINE Gli indagati inizialmente erano stati considerati come vittime di ttentata estorsione e minaccia aggravata « finalizzata a costringerli a cedere a terzi la proprietà della società» visti i deludenti risultati. Era il primo dicembre quando i dirigenti del Catania avevano ricevuto presso il centro sportivo Torre del Grifo Village una busta contenente due proiettili e due foto che ritraevano Pulvirenti, Cosentino e i calciatori del Catania. Dopo i primi sviluppi l'indagine ha svelato il modus operandi della presunta organizzazione. Come in occasione della partita vinta dal Catania sul Varese. Il 31 marzo scorso Delli Carri, dopo aver contattato Piero Di Luzio, parla con Pulvirenti: «Allora a posto eh ..mò mi ha chiamato mi ha dato due numeri li può guardare 13 e 21». Secondo gli inquirenti si riferivano ai numeri di maglia di Riccardo Fiammozzi e Andrea Barberis, calciatori del Varese. Negli atti si legge: «I due giocatori indicati risultavano fra i peggiori in campo(...)Fiammozzi veniva valutato con il voto di 5 mentre Barberis addirittura con il voto di 4». Nella stessa occasione la quota offerta dalle agenzie di scommesse per la vittoria del Catania scende bruscamente «a causa degli anomali flussi di denaro puntati dagli scommettitori». «Per tale motivo la società varesina, il giorno prima della partita, aveva deciso di "autodenunciarsi" alla Procura Federale». IL DENARO I magistrati hanno seguito i capitali ritenendo che Pulvirenti «s’incontrava con Impellizzeri per essere finanziato». Ancora: «L’uomo di fiducia di Pulvirenti che si sarebbe occupato della consegna del denaro si identificava in Stefano Rantuccio. Questi, già amministratore della compagnia aerea "Wind Jet s.p.a.", è attualmente il responsabile del centro sportivo del "Calcio Catania" "Torre del Grifo Village"». Prima però occorreva organizzarsi. Pulvirenti domanda: «La trattativa la stai portando avanti?(...)questo è uno..quanto ha fatto 15 goal quanti ne ha fatti?». Delli Carri risponde: «Eh...diciassette». Secondo chi indaga l'oggetto della discussione non era la capacità di segnare ma i soldi richiesti per truccare le gare. I RUOLI «Magistrato», «Proprietario della festa», «Capocantiere», il «Capo dei capi». Era così che il presidente Pulvirenti veniva chiamato. Gli inquirenti lo individuano come la figura apicale dell'organizzazione. In un'occasione «si era persino impegnato in prima persona prelevando la somma la sera del 30 aprile da Impellizzeri ad Acireale e consegnandola subito dopo a Delli Carri ad Aci Castello». Senza dunque usufruire dei presunti contueti canali: Di Luzio, Milozzi e Arbotti. Il suo consigliere, secondo gli inquirenti, era Pablo Gustavo Cosentino, ad del Catania. «Un ruolo fondamentale era ricoperto da Giovanni Luca Impellizzeri, padre di Simone, socio maggioritario della Betpro Sicilia S.r.l., uno degli sponsor» del Catania. Gia nel 2011 Luca Impellizzeri era stato denunciato dalla Gdf di Agrigento perché ritenuto partecipe «di un’associazione per delinquere dedita ad organizzare, favorire e promuovere il gioco d’azzardo e la raccolta telematica di scommesse clandestine». Daniele «il pipistrello» Delli Carri, ds del Catania, è considerato come uno degli organizzatori delle combine. In passato «rientrava - scrivono gli inquirenti - nella scuderia "Moggi". "Il Tigre" invece era Piero Di Luzio: L’anello di congiunzione indispensabile fra tutti i consociati». Nell'aprile 2015 l'indagato parlava al telefono con Delli Carri: «Non parlare di consegna della merce perché chi ci sente pensa che faccio il narcotrafficante.!!!». Delli Carri rispondeva: «Noo la consegna delle arance stupido...che scemo...ma uno non si può fare nemmeno due risate al telefono?». Evidentemente la Digos ha ritenuto che gli agrumi fossero marci.
Il "capocantiere" e i "treni del gol"
Le carte dello scandalo. Il patron dei rossoblù Pulvirenti parla con Delli Carri «Questo ha fatto 15 reti?» «No, 17». Ma erano i soldi chiesti per truccare le gare