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Fari puntati sulle pedane La Sud spingerà Alessia Trost

di Augusto Frasca Riassumiamo. La serata dell’Olimpico presenta, sulla carta, un canovaccio agonistico di forte qualità, tra i migliori confezionati nelle ultime stagioni dagli organizzatori:...

R iassumiamo. La serata dell’Olimpico presenta, sulla carta, un canovaccio agonistico di forte qualità, tra i migliori confezionati nelle ultime stagioni dagli organizzatori: difficile dare priorità ad una tra le diciannove gare della tappa romana dal calendario della Diamond League, quarta dopo i meeting di Doha, Shanghai e Eugene. Tuttavia, programma alla mano, confermando la nostra preferenza per tre concorsi, alto femminile, asta (Renaud Lavillenie) e triplo maschile (Pedro Paolo Pichardo), un imperdonabile provincialismo induce a puntare i riflettori sulla pedana della curva Sud, dove Alessia Trost, unica al momento in grado di coniugare speranze e realtà, tenta di recuperare spazi ad un’atletica nazionale malamente disposta in vista dei campionati mondiali di fine agosto, traguardo che rischia di tradursi in incubo. Ventidue anni compiuti a marzo, allenatore Gianfranco Chessa, maturità pari alla quantità di successi raccolti sulle pedane internazionali in tutte le rassegne giovanili, terza italiana dopo Sara Simeoni e Antonietta Di Martino capace di elevarsi al disopra dei 2 metri, l’atleta di Pordenone è reduce dal secondo posto firmato in inverno ai campionati europei di Praga. Guerra fredda, esito contrastato, quello vissuto ai bordi della Moldava, chiuso dopo barrage con 1.97 al pari di Mariya Kuchina, russa, stessa età, carattere d’acciaio, un centimetro di più di primato personale, titolo mondiale indoor nel 2014, mai l’impressione, in pedana, di abbassare le ali rispetto al prossimo. Stasera, alle 20.10, attenti all’orario, pedana calda. Compagnia da repertorio assoluto, 59 medaglie nel bagaglio complessivo delle dodici concorrenti. Incomodi di lusso, Kamila Licwinko, polacca, titolo iridato indoor nel 2014 a pari merito con Kuchina, e tre sacre veterane della specialità. Blanka Vlasic, croata di Spalato, 32 anni, antiche frequentazioni della pedana dell’Olimpico, donna più alta al mondo, 2.08 dopo l’astrale 2.09 di Stefka Kostadinova, sulla stessa pedana, ai Mondiali dell’87. Anna Chicherova, nativa di Erevan, 33 anni, olimpionica a Londra e iridata a Daegu, 2.06 di primato. Ruth Beitia, cantabrica di Santander, 36 stagioni sulle spalle, 2.02 di personale, tre titoli europei nel sacrario familiare. Vale a dire, vita dura, durissima, per Alessia Trost.

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