L a differenza nello sport, tanto nel calcio quanto nella Formula Uno, la fanno gli errori. E quelli in Bahrain sono stati inaspettati e grossolani. Il primo lo commette la scuderia che sta monopolizzando questo avvio di stagione: la Mercedes sbagliando (casualità?) l’ordine dei pit stop e danneggiando chiaramente Rosberg ai danni del compagno, campione del mondo in carica, Hamilton. La cosa avrà inevitabilmente degli strascichi «interni» nonostante il pilota tedesco ci metta poi del suo commettendo a sua volta un gravissimo errore durante l’ultimo giro: gli costerà la seconda piazza a favore di un Raikkonen stavolta davvero perfetto. Il finlandese non sbaglia nulla: partenza perfetta, gara impeccabile e guizzo finale che lo riporta sul podio dopo una vita. L’altro che non commette errori arriva per la terza volta quest’anno primo e allunga nella classifica di un mondiale che per certi versi sembra già scritto (se non sgalia vince lui). Ma l’errore più evidente e forse anche più inaspettato è quello di Vettel: il primo da quando guida una Ferrari. Sente la pressione di Rosberg alla guida di una Mercedes che si conferma la monoposto più forte del circus, va lungo a una curva e danneggia l’ala anteriore: il cambio gli costerà carissimo. La difficoltà del ferrarista nel sorpassare la Williams di Bottas (quando i due erano in lotta per la quarta piazza), è direttamente proporzionale alla facilità con la quale Rosberg ha più volte passato le rosse e Hamilton dominato la gara dall’inizio alla fine. Il risultato è sempre lo stesso: Mercedes prima forza, poi c’è la Ferrari... errori permettendo. Può bastare?
LO SPOT
Chi sbaglia paga e i «cocci» costano cari