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Domenica la Maratona di Roma

Pertile sfida i campioni africani «Voglio tornare sul podio»

Le ha corse praticamente tutte. Da quelle italiane a quelle internazionali, conosce alla perfezione tutti i circuiti. Dove si corre una maratona c'è Ruggero Pertile, uno dei pochi maratoneti azzurri che ancora dice la sua. È stato lui a vincere nel 2004 la Maratona di Roma, poi ha rappresentato l’Italia all'Olimpiade di Pechino 2008 insieme ad Ottaviano Andriani e al campione olimpico di Atene 2004 Stefano Baldini. Nel 2010 ha trionfato a Torino e due anni dopo si è piazzato al 10° posto a Londra, secondo tra gli atleti europei. E il tempo che passa non ha ridimensionato le sue ambizioni: «A Roma punto al podio. Anche se mi rendo conto che sarebbe quasi un' impresa. Ormai ci sono troppi africani iscritti». Gli altri atleti non hanno speranze? «La differenza è più quantitativa che qualitativa, è un gap impossibile da colmare. In ogni corsa ci sono almeno 20 africani e se vincono sempre gli stessi le maratone rischiano di non avere più appeal». Roma ne ha ancora? «Roma si salva perchè è Roma. Non ce ne sono altre così. Non è possibile paragonare le sensazioni che si provano a correre in una città del genere. Anche se ci sono i sampietrini...». Un deterrente? «Sì, correre è complicato ma ci sono altre cose che la rendono speciale. La cornice e il clima che per un atleta è ideale». Voi atleti riuscite a godervi la cornice anche mentre correte? «Durante la gara ci si concentra ovviamente sugli avversari e sul proprio ritmo di corsa. Ma a Roma è concesso anche un piccolo strappo alle regole». Obiettivo cronometrico? «Voglio chiudere in 2 ore e 10 minuti».

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