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Integrazione nello sport Asse tra Coni e governo

di Augusto Frasca Si parte evocando un celebre messaggio di Nelson Mandela, con cui il presidente sudafricano e Nobel della pace sottolineava come lo sport abbia il potere di cambiare il mondo, di...

Si parte evocando un celebre messaggio di Nelson Mandela, con cui il presidente sudafricano e Nobel della pace sottolineava come lo sport abbia il potere di cambiare il mondo, di unire le persone come poche altre cose, di diffondere tra i giovani linguaggi univocamente comprensibili, di creare speranze in luoghi dove la disperazione prevale, di potere dove i governi sono impotenti, di distruggere infine le barriere razziali ridendo in faccia a ogni tipo di discriminazione. Della materia, sulla linea di un progetto elaborato nella scorsa stagione, s’è parlato ieri in occasione della presentazione dell’accordo di programma per la promozione delle politiche di integrazione nello sport, primi testimoni Giuliano Poletti - imolese, un passato da vice presidente della Federazione di pallamano che ne accredita l’esperienza in materia - titolare del dicastero del lavoro e delle politiche sociali, e Giovanni Malagò, presidente d’un Comitato olimpico nazionale che in queste ore, anche in vista dell’incontro di Losanna del prossimo 11 febbraio con il presidente del Cio Thomas Bach, incontro che coinvolgerà Luca di Montezemolo quale vertice del comitato promotore, sta tirando le reti finali per la costruzione della squadra da impegnare nella candidatura romana per i Giochi olimpici del 2024. Impegno primario sulla via dell’integrazione, per bocca di tutti gli intervenuti, una strategia di aggiornamento di norme e regole sulla materia, passaggio essenziale per rimuovere gli ostacoli che si oppongono all’acquisizione della cittadinanza sportiva sul territorio nazionale, garantendo in tal modo al numero sempre più crescente di presenze estere, con univocità normativa tra le varie discipline sportive e in modi che comunque tutelino e non penalizzino l’italianità d’origine, l’accesso al tesseramento e ai campionati nazionali ai giovani nati in Italia da genitori stranieri. Adeguatamente sostenuta, specie con l’insostituibile strumento pedagogico rappresentato dal mondo scolastico nelle sue varie articolazioni, praticata fruendo delle forti realtà associative presenti sul territorio, la politica di integrazione nello sport può agire da potente anticipatore di processi di coesione sociale in cui il concetto della diversità - quale ne sia l’origine, razziale o economica - viene progressivamente sostituito da un concetto di uguaglianza, dal quale non sono certamente assenti, a parità di diritti, e quindi di condizioni di partenza, legittime aspirazioni ad una primaria emancipazione economica. Come già avviene in tempi recenti, esemplificata da numerose testimonianze, in Italia.

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