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Brady nella storia del Super Bowl

Il quarterback trascina i suoi Patriots contro Seattle: quarto successo

Tom Brady e i New England Patriots entrano nella storia della Nf, battendo 28-24 i Seattle Seahawks nel Super Bowl XLIX di football americano, all’University Phoenix Stadium di Glendale, in Arizona. La gara è stata decisa nei secondi finali da una chiamata di gioco in attacco sbagliata dei Seahawks, che ha permesso alla squadra di Bill Belichick di sigillare il successo. I Patriots hanno dominato la prima parte, ma non sono riusciti a capitalizzare la loro superiorità, andando al risposo sul 14-14. La squadra di Pete Carroll ha preso in mano l’inerzia della partita nel 3° quarto, sfruttando a dovere un intercetto subito da Brady. Sul 24-14 Seattle ha avuto l’occasione di non guardarsi più indietro, ma non c’è riuscita e Brady, nel quarto finale, ha risposto da vero campione ribaltando il punteggio sul 28-24 con due lanci prima per Amendola e poi per Edelman a 2’ dalla fine. I Seahawks hanno avuto comunque il pallone della vittoria a 1 metro dalla linea di meta avversaria con 32" da giocare. A quel punto è arrivata quella che i media di Seattle, senza troppo ricamarci sopra, hanno poi definito la «peggiore chiamata nella storia di un Super Bowl» e cioè un lancio di Wilson, finito nelle mani del difensore dei Patriots Butler. Brady, che era tornato a riscaldarsi per un eventuale ritorno in campo, ha invece potuto alzare le braccia al cielo per festeggiare il 4° Super Bowl, vinto insieme al titolo di MVP. Per lui anche il record di lanci completati in una finale (37) e quello di lanci da touchdown assoluto (13), strappato a un mito come Joe Montana. A parte i tifosi di Seattle e molti neutrali, a festeggiare questa edizione sono stati in tanti. La partita sempre in equilibrio e con tanti spunti, un fantastico Half Time Show di Katy Perry e la solita, atmosfera dell’evento, hanno tenuto incollati milioni di telespettatori in tutto il mondo. Il rating del 49.7 registrato dalla NBC ha battuto il record detenuto dal Super Bowl di due anni fa tra Baltimore e San Francisco, mentre i tweet durante la gara hanno superato i 28 milioni e mezzo, con la punta di 395.000 al minuto negli istanti successivi all’intercetto di Butler che ha deciso le sorti della partita. Nel mondo la stima di un miliardo di spettatori, considerando anche le quattro televisioni cinesi che la trasmettevano, non appare esagerata. In Italia, nonostante l’ora, in tanti si sono ritrovati tra case e luoghi pubblici, come i tre Hard Rock Cafe di Roma, Venezia e Firenze, per assistere alla sfida trasmessa da Fox Sports 2. La battaglia più attesa, oltre ovviamente a quella tra le due finaliste, è ormai da qualche anno quella dei «commercials», gli spot che a suon di milioni di dollari, vengono trasmessi durante la gara. A sorpresa, ma forse neppure troppo, c’è anche l’Italia nella top five dei successi. Se infatti a trionfare senza discussioni è stata la birra Budweiser, alle sue spalle si sono ben comportate Snickers, Dove Men, Fiat e Coca Cola. Lo spot della pillola blu che fa diventare «bigger» la Fiat 500 è stato trasmesso nel corso del 2° quarto e ha sicuramente colpito nel segno. Molto di più, per fare un esempio, della T-Mobile della seducente Kim Kardashian, appena 34°. Non è forse neppure il 4° posto assoluto a essere il risultato più brillante, quanto quello di aver battuto nell’ordine marchi come Dodge, Nissan, Toyota, Kia, Mercedes, Jeep, Lexus e Chevy. Nel suo non tanto piccolo, anche Sergio Marchionne ha conquistato un Super Bowl. Così come Glendale, che ha ospitato materialmente la partita, lo ha sicuramente vinto, anche se per sapere quale sia stata la ricaduta economica nella zona ci vorrà ancora un po’ di tempo. Da battere ci sono i 150 milioni di dollari dell’edizione di New York dello scorso anno.

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