Non è più la Lega di «Roma ladrona». L’ultima dimostrazione arriva dalle spaccature nel Carroccio sulla candidatura della Capitale alle Olimpiadi 2024. Matteo Salvini usa l’artiglieria pesante per rispondere al premier Renzi, che ieri è tornato all’attacco: «Tutti a dire che è impossibile fare le Olimpiadi in Italia perché c’è chi ruba. Ma se c’è chi ruba, lo si manda in galera, magari perseguendo i tesorieri costituendosi parte civile nei processi, e insistendo per un’idea di Paese in cui chi fa politica non smercia diamanti». Touché. «Gli servirebbe un medico bravo - replica Salvini - Renzi ci insulta tutti i giorni. Poveretto. Si preoccupi degli alluvionati, non delle Olimpiadi». Parole che incontrano però il fuoco amico di Flavio Tosi: «Se non si deve fare un grande evento perché c’è la corruzione allora non bisognava fare né il Mose né l’Expo». Sullo sfondo c’è il duello per la leadership della Lega tra «l’altro Matteo» e il sindaco di Verona. Parla invece di «vergogna» e «fregatura per distogliere l’attenzione da Mafia Capitale» il presidente del Veneto Luca Zaia. A dare una mano al governo e al presidente del Coni, Giovanni Malagò, arriva la benedizione di Raffaele Cantone. «Un conto è rinunciare alle grandi occasioni se non si è in grado di sostenere gli investimenti necessari - sostiene il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione - un altro è usare la corruzione come un alibi. Anche per le Olimpiadi si può usare il sistema utilizzato per l’Expo che sta dando ottimi risultati». Gongola Malagò, quasi sorpreso dall’endorsement: «Le parole di Cantone sono del tutto inaspettate e rispecchiano quello che penso. Vede quello che si sta facendo adesso per l’Expo e conferma che si possono fare delle cose, l’importante è partire dall’inizio con dei criteri che finora nessuno ha mai adottato». La ciliegina sono le parole del presidente del Cio, Thomas Bach. «L’Italia - scrive in una nota- è una grande nazione olimpica e Roma ha già organizzato Giochi memorabili nel 1960. Ha anche ricchezza di impianti sportivi esistenti, infrastrutture generali e monumenti storici famosi nel mondo. Questo rappresenta una base solida per organizzare i Giochi in maniera fattibile e sostenibile». Intervenendo al Senato Renzi ha ribadito le ambizioni della candidatura «condivisa» tra la Capitale e altre città: «Le Olimpiadi sono il simbolo di un’Italia che riesce ad essere credibile in Europa». L’ex premier Mario Monti, suo il rifiuto alla corsa per Roma 2020, rivendica una parte del merito: «Se lei si fosse trovato nelle mie condizioni non avrebbe fatto una scelta diversa - dice rivolgendosi al premier - sono lieto che si siano potute creare le possibilità per prendere la decisione che ha preso. Il sì di oggi è figlio del no all’idea della candidatura italiana ai Giochi del 2020». Chiede fiducia il sindaco di Roma Ignazio Marino, per il quale «il motivo per cui l’Italia si deve fidare è il fatto che a Roma è cambiato davvero tutto». Il riferimento è all’inchiesta di Mafia Capitale: «Anche dalle intercettazioni si capisce, con i criminali che dicono "se vince Marino sono finiti gli affari"». Gli risponde Beppe Grillo: «Ora si cerca di nascondere il letamaio romano con l’annuncio delle Olimpiadi». Caustico il quotidiano inglese Telegraph : «L’ambizione dell’Italia, nel bel mezzo della peggiore recessione dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è stata accolta con derisione». Il giornale si stupisce per le eventuali gare disolcate a Napoli: «la casa della camorra», si legge.
La Lega si spacca sulle Olimpiadi
Salvini all’attacco: Renzi pensi prima agli alluvionati. Tosi: ma i grandi eventi servono
