L’annuncio può arrivare già lunedì prossimo, quando il premier Matteo Renzi presenzierà alla consegna dei Collari d’oro al Foro Italico: Roma potrebbe correre per le Olimpiadi 2024. In un periodo nefasto per l’immagine della Capitale, con il terremoto giudiziario che sta facendo emergere un inquietante «mondo di mezzo», a dare nuovo slancio ai sogni olimpici dell’Italia - ma non solo, in tanti stanno alla finestra - sono le regole varate ieri a Montecarlo dal Comitato olimpico internazionale. ROMA (O ITALIA) 2024 Con tre sì all’unanimità l’assemblea numero 127 del Cio presieduta dall’australiano John Coates ha dato il via libera alla riforma della Carta Olimpica che da oggi permette a più città - anche di Paesi diversi - di presentare una candidatura comune. L’Olimpiade non sarà più un evento legato a una singola località ma la sede designata potrà «esternalizzare» alcune discipline - e le rispettive gare - all’interno dello stesso Paese o anche all’estero. Una rivoluzione che risponde alla necessità di ridurre al massimo i costi e di introdurre nuovi criteri di sostenibilità economica. GIOCHI LOW COST In pochi si possono permettere Olimpiadi monstre. Basti pensare al flop della corsa ai Giochi invernali 2022 che ha visto quattro delle sei candidate rinunciare prima del termine del bando. Ecco allora i tagli alle presentazioni pubbliche, ridotti a quattro per ogni candidatura, e la possibilità di utilizzare infrastrutture provvisorie. Lo stesso Cio parteciperà alle spese con un contributo che coprirà anche le visite della Commissione di valutazione e delle delegazioni. I primi effetti della dieta olimpica potrebbero già vedersi nei Giochi invernali di Pyeongchang 2018 dal momento che lo stesso Cio ha suggerito ai coreani di evitare la costruzione di nuovi impianti per le gare di bob, slittino e skeleton, da spostare in altre località risparmiando così un centinaio di milioni di dollari. TETTO AL NUMERO DI ATLETI Nei quaranta punti della riforma non c’è solo la spending review, si cambia anche a livello sportivo. Cade infatti il tetto dei 28 sport rappresentati ai Giochi - sperano tante federazioni sedotte e abbandonate come quelle del baseball, del softball e dello squash - ma il numero di atleti non potrà superare le 10.500 unità, mentre gli eventi non dovranno essere più di 310. RISCATTO CAPITALE I contatti tra Renzi e il presidente del Coni, Giovanni Malagò, sono quotidiani. «Ci siamo sentiti e ci sentiremo ancora - ha detto ieri Malagò - il premier voleva sapere come andavano le cose e se le aspettative della vigilia erano state rispettate. Gli ho detto assolutamente sì, anche qualcosa di meglio. Mi ha risposto che era molto contento». Le ombre della «mafia Capitale» fanno paura ma bisogna reagire. «È una piccola minoranza quella che ci ha umiliato, denigrato e che dobbiamo emarginare. Ci mancherebbe solo che queste persone ipotecassero pure il futuro di chi oggi ha dai 15 ai 30 anni», conclude. Concetto ribadito da Mario Pescante: «La candidatura potrebbe essere un’occasione straordinaria per dimostrare che l’Italia non è un Paese dove nel dna siamo tutti farabutti».
Giochi low cost. Ora Roma sogna
Il Cio rivoluziona le Olimpiadi. Consorzi tra città e tetto agli atleti
