Si cambia. Strada nuova. Per nuovi Giochi. Ad aprirla, un tedesco di sessantuno anni da quindici mesi al vertice dell'organismo olimpico internazionale, medaglia d'oro nel fioretto a squadre nel '76 a Montreal, 9-6 in finale contro l'Italia guidata da un D'Artagnan diciannovenne a nome Fabio Dal Zotto, prodotto della magnifica scuola di Mestre e tre giorni avanti vittorioso nella prova individuale. Accade nelle prossime quarantotto ore nella sessione plenaria del Cio convocata a Montecarlo. Nono presidente nei centoventi anni della storia olimpica moderna, Thomas Bach ha una cartella ricca di raccomandazioni, quaranta, da sottoporre ai suoi colleghi. Al rivoluzionario progetto hanno messo mano quattordici gruppi di lavoro. Pena l'irreversibile caduta verticale delle candidature olimpiche, soffocate dallo stillicidio dei costi e dalla pesantezza dei calendari agonistici, più che consigliabili le novità appaiono inevitabili. Ultimo allarme, reso ineluttabile dalla forte contrarietà espressa dagli abitanti della capitale scandinava, la decisione del parlamento norvegese di cancellare Oslo tra le sedi in corsa per l'edizione invernale del 2022. Troppo oneroso l'impegno economico, troppo esplicita, nella sua trasparente contabilità, l'impressionante eredità lasciata dalla russa Sochi, organizzatrice dei Giochi del 2012. Conclusione, malgrado il finanziamento di 700 milioni di dollari da tempo garantiti dal Comitato olimpico internazionale, due sole le località superstiti, Pechino, prevedibilissima assegnataria, e Almaty, leggi Kazakistan. Le novità previste nella riunione monegasca sono molte. Essenziali, su tutte, l'abbattimento dei costi, lo snellimento dei calendari agonistici, l'apertura organizzativa a sedi diverse da quella principale, un finanziamento di due miliardi di dollari garantito dal Comitato olimpico internazionale, il cui portafoglio non ne risentirà, la cancellazione dei quintali di dispendiosi rapporti cartacei a sostegno delle candidature, sostituiti da comunicazioni informatiche. Montecarlo, dunque, detterà le linee di una revisione olimpica di cui saranno tutti a guadagnare. Prime interessate, le città che puntano all'edizione del 2024, compresa la nostra capitale, da decenni alla ricerca di una problematica rivisitazione del successo unanime riscontrato ed esaltato nell'Olimpiade del 1960. Sarebbe insensato sottovalutare, peggio, ignorare - considerato che nel ventunesimo secolo copertine di periodici e prime pagine di quotidiani attraversano le frontiere con la velocità della luce - come e quanto non giovi alla causa romana la crudezza giudiziaria recentemente emersa attorno al Campidoglio, traducibile, rispetto agli occhi del Comitato olimpico internazionale e della concorrenza estera, in un elemento di debolezza. Vi rimandiamo al prossimo 15 dicembre, e a quanto dirà Matteo Renzi nel suo esordio al Foro Italico.
Il Cio cambia le regole dei Giochi
di Augusto Frasca Si cambia. Strada nuova. Per nuovi Giochi. Ad aprirla, un tedesco di sessantuno anni da quindici mesi al vertice dell'organismo olimpico internazionale, medaglia d'oro nel...