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Caso Pantani, caccia alla terza pista

Per la nuova perizia perde peso l’ipotesi del mix letale di acqua e cocaina. Le ferite incompatibili con l’aggressione. In arrivo nuovi test DENUNCIA I poliziotti che indagarono: noi diffamati

Dall’assegnazione dell’incarico alle prime conclusioni sono passati poco più di due mesi. Nel compendio inviato ieri in tutta fretta al procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, il medico legale Franco Tagliaro tenta di fare nuova luce sulle cause della morte di Marco Pantani, stroncato da una dose da cavallo di cocaina nel residence Le Rose di Rimini il giorno di San Valentino di dieci anni fa. Overdose, per il giudice che ha assolto i pusher del Pirata. Un delitto, secondo l’esposto depositato questa estate dal legale della famiglia Pantani, Antonio De Rensis, che ha fatto riaprire il caso per omicidio volontario. «FERITE DA CADUTA» Dal testo di Tagliaro si evincerebbe che le ferite trovate sul viso di Pantani sarebbero compatibili con una caduta e non con l’ipotesi dell’aggressione. Una conclusione che contrasterebbe con quanto asserito dal perito della famiglia Pantani, Francesco Maria Avato, secondo cui le lesioni «non sono autoprocurate, ma opera di terzi». Persone vicine alle indagini, però, mettono in guardia da eccessive semplificazioni dal momento che Tagliaro avrebbe fornito agli inquirenti più di un elemento che andrebbe anche in altre direzioni. A partire dalla modalità di assunzione della droga. NON C’È ACQUA NELLO STOMACO Il perito, infatti, non sarebbe convinto che Pantani abbia solo ingerito la dose killer di droga, ma escluderebbe anche il cocktail letale di acqua e cocaina che ignoti avrebbero fatto bere al Pirata suggerito dall’ultima ipotesi investigativa. Secondo la prima perizia, quella di Giuseppe Furtuni, l’autore dell’autopsia, nello stomaco del campione c’era cibo e tanta cocaina, ma non acqua. E poi l’assunzione forzata con la bottiglia di vetro - quella sporca di cocaina che si vede nel video della polizia accanto al corpo di Pantani - avrebbe dovuto procurare lesioni alle labbra e ai denti che invece non risultano. Ieri il pm Giovagnoli e il professor Tagliaro hanno parlato a lungo dell’opportunità di fare nuovi esami tossicologici sui reperti ancora a disposizione per valutare la possibilità di una terza pista. Il procuratore non ha ancora deciso, ma lo farà presto.

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