Sport

Un binario unico tra sport e politica

di Augusto Frasca

Binario unico tra i due mondi, tra politica e sport, direzione traguardo olimpico, l’ennesimo nella storia delle candidature della capitale italiana, ultimo di una serie avviata e naufragata nel lontanissimo 1908, centrato ed esaltato nell’edizione del 1960, quella che una veniale retorica definì l’ultima a dimensione umana, mortificato sulla linea d’arrivo del 2004 a favore di Atene e stoppato due anni addietro da Mario Monti per l’edizione del 2020. Le ultime dichiarazioni di Matteo Renzi, allineate alle aspirazioni da tempo avanzate dal vertice del Comitato olimpico italiano, non lasciano dubbi, così come è cosa certa che la data del 15 dicembre, segnata in calendario come esordio d’ingresso del presidente del Consiglio nella solennità degli ambienti del Foro Italico, costituirà l’inizio del lungo itinerario che porterà alla formalizzazione della candidatura di Roma. Binario unico anche rispetto a passati recenti, quando, diversamente dall’attuale congiuntura, la capitale dovette sottostare ai tiri incrociati del mondo politico e della concorrenza, vera o presunta che fosse sul piano della concretezza, di Milano e di Venezia. Itinerario lungo, perché al maggio 2015 è fissata la data per l’invio delle richieste ufficiali al CIO da parte dei Comitati olimpici nazionali, al novembre successivo la scadenza dei termini, al luglio 2016 la prima selezione, la cosiddetta short list secondo gergo olimpico, tra le varie città candidate ed infine, ad Aukland, nel 2017, la designazione finale. Come sempre, la concorrenza internazionale è potente, anche in presenza delle forti facilitazioni annunciate dal Comitato olimpico internazionale e in prima persona dal presidente Thomas Bach, facilitazioni che troveranno conferma nei prossimi giorni nella riunione di Montecarlo quando il consesso olimpico deciderà di abbattere i costi dell’evento, di garantire finanziamenti adeguati agli impegni organizzativi, di snellire i calendari agonistici e di permettere la dilatazione logistica delle discipline sportive in sedi differenti da quella principale. Un panorama che potrebbe eliminare le perplessità di candidature ancora divise tra aspirazioni ed incertezze, qual è il caso di Parigi, una città scottata da sconfitte che risalgono fin dall’edizione del 1992, trionfalmente assegnata a Barcellona, ma che vede una parte consistente del mondo sportivo e imprenditoriale - malgrado la pronunciata ostilità del sindaco Anne Hidalgo - desiderosa di far coincidere l’assegnazione del 2024 con l’edizione celebrata nella capitale francese, con esiti fortunati, cento anni prima. Lo scenario delle candidature si apre soprattutto agli Stati Uniti, decisione entro dicembre tra Boston, Los Angeles, San Francisco, con la potentissima NBC già schierata con un contratto di 2 miliardi di dollari, e alla Germania, la cui Confederazione degli sport olimpici deciderà a breve tra Berlino e Amburgo. Quanto all’ipotesi romana, e alla necessità di garantire tra le nostre mura, sul piano organizzativo e finanziario, un percorso esente da rischi, Roma ha più d’un pecc ato da farsi perdonare. E non sarà sufficiente mettere in piedi un’authority d’apparenza per evitare i numerosi incidenti di percorso verificatisi negli anni più recenti.

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