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Strootman vede la luce

Oggi Garcia decide se portarlo in panchina domani per Roma-Torino Rientro «vero» a dicembre: il calvario lungo nove mesi è quasi finito LEGGI ANCHE Di solito per un crociato rotto si torna in 5-6 mesi

Il lunghissimo tunnel è quasi finito. Solo oggi si saprà come, dove e con chi, ma Strootman è pronto a tornare. L’olandese vorrebbe guardare Roma-Torino dalla panchina domani sera, un rientro simbolico prima di quello vero e proprio che avverrà dopo la sosta. Garcia deciderà insieme al giocatore dopo la rifinitura di stamattina. Nei giorni scorsi il tecnico ha valutato con i dirigenti l’opportunità di far giocare all’olandese la partita della Primavera di Alberto De Rossi contro i pari età del Latina in programma domattina a Trigoria, spostando il match dal canonico campo sintetico «Di Bartolomei» sull’erba del «Testaccio». Ma Kevin, quando è stato informato dell’idea, ha storto un po’ il naso: preferirebbe rientrare direttamente con i «grandi», rinviando la partitella alla prossima settimana, quando verrà organizzato un test in famiglia al «Bernardini». Così Garcia potrebbe convocarlo oggi, giusto per fargli respirare l’atmosfera di una partita vera. E da Bergamo in poi riprendere a utilizzarlo gradualmente. Difficile che Strootman possa partire titolare prima di dicembre:con l’Atalanta andrà al massimo in panchina, poi c’è la trasferta di Mosca troppo delicata per testare un giocatore convalescente, quindi all’Olimpico arriva l’Inter. La partita cerchiata in rosso è Roma-Sassuolo del 6 dicembre. A quel punto saranno passati nove mesi dal bruttissimo infortunio al ginocchio subito dal centrocampista a Napoli. Era il 9 marzo, Strootman appoggia male il piede dopo un contrasto, prova a rientrare in campo con l’ok dei medici ma pochi minuti dopo crolla a terra. Il giorno dopo lo spietato bollettino: rottura del legamento crociato e lesione ai due menischi. A Kevin è cascato il mondo addosso. Un incidente così grave non gli era mai capitato in carriera e ha perso più di una settimana prima di decidere da chi farsi operare. Non si è fidato dei medici italiani (la società gli ha proposto di farlo operare dal professor Cerulli, lo stesso intervenuto sulle ginocchia di Destro e Burdisso), tantomeno degli americani che gli suggerivano un chirurgo di Boston. Strootman si è consultato un po’ con tutti, compreso Van Gaal che lo ha perso per il Mondiale, e alla fine ha optato per una struttura olandese. Il 18 marzo è finito sotto i ferri dei professori Van Dijk e Kerkhoff e del dottor Heijboer: un intervento durato circa due ore per la ricostruzione del legamento crociato interiore e il trattamento ai menischi interno ed esterno. Lo stesso giorno dall’Olanda si ipotizzavano nove mesi di stop, quando di solito il protocollo standard utilizzato anche in Italia ne prevede cinque-sei. Avevano ragione gli «orange», perché Kevin ha scelto di seguire per filo e per segno il percorso stilato dai medici e fisioterapisti della nazionale olandese, molto più lento rispetto a quello intrapreso ad esempio da Totti nel 2008 o da Inzaghi nel 2010. La Roma ha accettato la scelta del ragazzo, non se l’è sentita di forzarlo, anche perché sarebbe stato inutile. Strootman è un tipo particolare e ha ragionato da professionista:prima di tutto viene la sua carriera, poi la Roma. Dopo la lunga riabilitazione tra Olanda, Stati Uniti e Trigoria, dal 13 ottobre ha ripreso ad allenarsi gradualmente in gruppo. Corsa, cambi di direzione e contatto col pallone non sembrano più un problema, da qualche giorno sta provando a fare anche i «contrasti». Ma senza esagerare. Kevin è quasi pronto, Garcia lo aspetta a braccia aperte, consapevole che per vederlo al massimo dell’efficienza dovrà aspettare l’anno nuovo.

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