Sport

Il Coni guarda a Rio. Meno soldi al calcio

di Augusto Frasca Semplice coincidenza, ma la curiosità resta. Ieri, in mattinata, nella rilucente Casa delle Armi al Foro Italico, Stati generali delle discipline olimpiche convocati da Giovanni...

Semplice coincidenza, ma la curiosità resta. Ieri, in mattinata, nella rilucente Casa delle Armi al Foro Italico, Stati generali delle discipline olimpiche convocati da Giovanni Malagò, richiamo fin troppo esplicito alle ragioni d’essere e d’esistere del Coni. Poi, in serata, in un Consiglio informale, l’annunciata rilettura degli equilibri interfederali in termini di finanziamenti. Soggetto spolpato, la Federcalcio, penalizzata di 25 milioni. Sul fronte dei temi affrontati ieri a meno di due anni dai Giochi olimpici di Rio de Janeiro, inevitabile la sottolineatura del presidente del Coni rivolta ad atleti, tecnici e dirigenti federali, oltre che alla struttura interna al Palazzo: alzare la soglia di attenzione in vista della prossima Olimpiade, soprattutto dinanzi ad una stagione 2014 che ha lasciato in eredità più d’una cicatrice agonistica, con la prospettiva che nell’assegnazione del totale delle trecentosei medaglie in palio a Rio de Janeiro, stando ad attendibili proiezioni, all’Italia potrebbero essere destinati spazi di magra entità, inferiori agli esiti, già modesti, ventotto medaglie, messi a segno a Londra nel 2012. Il collaudato senso diplomatico di Malagò ha suggerito nell’occasione non farne cenno, ma a più d’uno non è sfuggita una recente e per nulla distratta uscita del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che ha rispolverato la retorica di un Comitato olimpico poco avvertito nei confronti dello sport cosiddetto sociale e del mondo della scuola, dimenticando come, nella sciagurata assenza dello Stato sui temi citati, i pochi interventi messi in atto dal dopoguerra ad oggi rechino sempre la firma del Coni, che pure di non rari vizi e peccati ha da farsi perdonare. Quanto al Consiglio nazionale d’oggi, scontata la conferma: non più figli e figliastri. Dopo anni di privilegi configurati come una sorta di diritto acquisito, e per nulla propri di un’organizzazione che si richiami ai più elementari principi culturali dello sport, la Federcalcio, di cui è nota la frugalità, verrà in futuro trattata come le altre. Quindi, non più la quota del 41% sul totale dei 150 milioni di finanziamento previsti per le altre 39 Federazioni, ma adeguamento ad un nuovo modello di assegnazione, pronto dal 2015, secondo criteri meritocratici alla cui base forte sarà il richiamo alla qualità dei risultati sui campi di gara. Nella forma e nella sostanza, una rivoluzione, anche se al calcio viene previsto un recupero di 5 milioni.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.