Marco Velo è stato uno dei più importanti gregari di Marco Pantani nel 1998, quando il Pirata di Cesenatico riuscì a realizzare la doppietta Giro-Tour. Dopo i primi due anni di carriera con la Brescialat, l’ex corridore, attualmente tecnico federale, è passato nel 1998 alla Mercatone Uno fortemente voluto da Pantani. Velo ha quindi vissuto a pieno il periodo dell’ascesa del romagnolo, e anche della sua caduta, visto che nel ’99 era ancora in squadra con lui. Ma quello che emerge dalle sue parole non è solo un quadro del ciclismo profondamente diverso da quello di oggi, ma anche quello di un sistema di controlli antidoping che poco ha a che vedere con quello di oggi. Che ricordo ha di Pantani e dell’esperienza al suo fianco? «A mio modo di vedere Marco era un talento naturale, aveva una classe unica. Era molto ben voluto dai tifosi perché aveva un modo di fare tutto suo e un carisma che ha attirato le masse. Marco è stato uno degli ultimi veri capitani di una squadra: voleva molto bene a tutti noi gregari, ci coccolava. Prima ancora di pensare a se stesso, pensava a noi. Il suo obiettivo principale era quello di avere una squadra che lo supportasse». E cosa faceva per creare un buon gruppo? «A dicembre molte squadre andavano ad allenarsi in posti caldi, noi invece eravamo a Madonna di Campiglio, sulla neve, e là costruivamo tra di noi un rapporto che andasse al di là della bicicletta. Nella Mercatone Uno eravamo un gruppo di amici, e questo era il nostro segreto per andare forte. Sapevamo che tutti dovevamo lottare per permettere a Marco di esprimersi al meglio e lui ci metteva in condizione di farlo». Lei era presente a Campiglio quel famoso 5 giugno 1999. «Sì, e anch’io ho fatto il controllo antidoping. In realtà non ho notato niente di strano quel giorno, non ho visto ispettori nervosi o cose simili, come si è detto tante volte. In squadra poi eravamo tranquilli perché avevamo il Giro d’Italia in pugno». I controlli dell’epoca erano attendibili come oggi? «Sicuramente, anche se erano diversi. Più volte si è detto che in quel controllo mi sono state prelevate due provette e a Marco una sola, invece non è così: la doppia provetta, per fare una possibile controanalisi, è stata introdotta solo nel 2000. Inoltre, i contenitori del sangue non erano sigillati come oggi, ma erano chiusi in normali contenitori. Non voglio dire che il sangue di Marco sia stato contaminato, ma solo che fino al ’99 i controlli ematici avvenivano prelevando il sangue con una sola provetta, identica a quella utilizzata per una comune analisi. Il doppio contenitore sigillato è stato inserito solo dal 2000 in poi». Quindi chiunque avrebbe potuto aprirlo. «Purtroppo all’epoca era così per tutti. Anche il mio sangue, durante i controlli, veniva inserito in provette apribili da chiunque. I controlli ora sono molto più evoluti rispetto al ’99 e quindi è anche molto più complicato farla franca. Non dimentichiamo poi che Marco è stato fermato non per positività al doping ma per ematocrito superiore ai 50, che non vuol dire doping».
«Chiunque poteva manipolare quei test»
Carlo Gugliotta Marco Velo è stato uno dei più importanti gregari di Pantani nel 1998 LEGGI ANCHE Gotti: rinuncio al Giro per Pantani
