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Lesioni della colonna, ascoltiamo l’esperto

Daniela Forlani Molti sportivi a causa di cadute o incidenti che vanno a lesionare la colonna vertebrale sono costretti a ricorrere alla chirurgia. E l'invasività degli interventi chirurgici,...

Molti sportivi a causa di cadute o incidenti che vanno a lesionare la colonna vertebrale sono costretti a ricorrere alla chirurgia. E l'invasività degli interventi chirurgici, spesso può creare patologie iatrogene, che comportano ulteriori disagi al di là del problema preesistente. Partendo da questo presupposto, il Centro Diagnosi & Cura del dolore presso il Concordia Hospital di Roma (www.terapiadeldolorevertebrale.it), diretto dal professor Attilio Di Donato, interpreta una chirurgia spinale che si fonda su un approccio totalmente percutaneo ed endoscopico. «Le stabilizzazioni vertebrali, a ogni livello della colonna - spiega il Prof. Di Donato - eseguite con tecnica classica open sono interventi altamente demolitivi, anche con cospicue perdite di sangue. Nei nostri centri vengono eseguiti in anestesia locale e in modo totalmente percutaneo, con minime incisioni di un centimetro sulla pelle. Nessun altro tessuto viene sezionato, ma solo divaricato, rispettando totalmente le fibre tissutali. Questo significa minore o quasi assenza di dolore postoperatorio e nessun bisogno di effettuare trasfusioni di sangue». «La stabilizzazione vertebrale - prosegue l'esperto - riguarda casi di microinstabilità o instabilità conclamata, scoliosi, spondilolistesi, spondili degenerativa, stenosi, grave discoartrosi in cui il disco intervertebrale degenera determinando un contatto tra le vertebre adiacenti. Si può effettuare anche in casi di complesse fratture vertebrali non altrimenti trattabili con cifoplastica o vertebroplastica. L'incidenza dell'instabilità precoce è del 5-6 % nei maschi e del 2-3 % nelle femmine. Aumenta con la pratica precoce (prima dei sette anni) di sport come tuffo, pesistica, lotta, ginnastica e judo. L'instabilità degenerativa, invece, è presente dai 50 anni in su ed é legata ad alterazioni morfostrutturali conseguenti all'avanzare dell'età». Per quanto riguarda l'«iter» post operatorio, i pazienti vengono trattati individualmente usando strumenti di ultima generazione e le tecniche più innovative al fine di diagnosticare precisamente l'origine e le modalità del dolore. «L'approccio al dolore è multidisciplinare - precisa Di Donato - e ci permette di offrire sempre il più ampio spettro di trattamenti possibili. Il giorno successivo all'intervento di stabilizzazione - conclude l'esperto - il paziente viene sottoposto a un esame Tc per il controllo del buon esito dell'intervento e del corretto posizionamento delle viti e delle barre. Viene dimesso con una terapia domiciliare e verrà ricontrollato a distanza di circa dieci giorni e subito dopo, eventualmente, inviato ad un programma di idrokinesiterapia riabilitativa».

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