Ora è chiaro perché Alonso e Vettel in pista se le davano di santa ragione: uno voleva convincere il Cavallino, a cui porta in dote un poker di titoli mondiali, e l’altro metteva in campo tutta la sua voglia di rivalsa per far vacillare Mattiacci e Marchionne in merito alla decisione presa, perché capissero bene cosa stavano perdendo. In cinque anni il pilota di Oviedo ha sfiorato il Mondiale due volte (nel 2010 lo perse solo per colpa del muretto), in mezzo tanta sofferenza e insofferenza. L’operazione dell’allora capo esecutivo, Stefano Domenicali, che licenziò Raikkonen per far posto proprio ad Alonso, è stata un fallimento e ormai la pazienza da entrambe le parti era finita. Le capacità dello spagnolo non si discutono, ma è giusto cambiare. È stato Chris Horner, team principal Red Bull, ad annunciare il cambio dal 2015: «Seb ha ricevuto dalla Ferrari una super offerta», mentre Vettel ha fatto pretattica, ma non tanto: «Non è stata una decisione semplice. Ho riflettuto tanto, ma credo che fosse arrivato il momento giusto per una nuova sfida. Ho spiegato a Horner che non vado via per mancanza di risultati o per problemi con il team. Alle volte bisogna seguire il cuore, ascoltare se stessi e la voce dentro di me mi spingeva verso qualcosa di nuovo. Non posso ancora fare annunci ma sono molto contento in ottica futura». Al suo posto il russo Kvyat della cugina Toro Rosso, accolto così da Ricciardo: «Senza Vettel guiderò meglio, benvenuto a Kvyat, largo ai giovani». Vettel ha fatto la fortuna della Red Bull, adesso spera di essere l’uomo della rinascita Ferrari, se ci riuscisse entrerebbe nel mito: ha più da guadagnare che da perdere. Al momento ha incassato la benedizione di Niki Lauda che in lui vede il clone di Schumi: «Porterà rigore nel caos di Maranello». E Alonso? Oggi nel Gp del Giappone (il via alle 8 in diretta esclusiva su SkySport e in differita alle 14 su Rai2) partirà dalla quinta piazza con una macchina in via di miglioramento, ma anche lui pensa al futuro. Al massimo tra una settimana (il 13 ottobre c’è la quotazione a Wall Street della Fca) annuncerà la sua nuova casa. Ieri, tra una passeggiata ai box con il manager e tanti sorrisi stiracchiati non ha scoperto le sue carte come se avesse un asso nella manica o come se sapesse che prima o poi si leverà qualche sassolino dalla scarpa: «Da due o tre mesi avreste dovuto cominciare a capire in che direzione vado. Quando ve lo dirò capirete meglio. Un anno sabbatico? perché no? Ci sono delle opzioni, bisogna capire che dall’esterno si vedono alcune cose, ma all’interno è molto diverso». Una cosa che non si è vista è che la Ferrari non si è fatta comandare a bacchetta dall’entourage dello spagnolo sul rinnovo contrattuale, sull’eliminazione della penale e sulla possibilità di una rescissione unilaterale. Sono davvero poche però le probabilità che l’asturiano si goda la F1 dal divano di casa, meglio svezzare la McLaren-Honda per 105 milioni di euro in tre anni. Al suo fianco Magnussen più che Button. Basta che si decida e che non tiri troppo la corda in attesa di una chiamata in extremis dalla Mercedes (lascerebbe a piedi Hamilton). Ron Dennis, Ceo del team di Woking, sembra averlo avvisato: «Non abbiamo firmato alcun contratto con Alonso, non è la nostra priorità». Sibillino.
Via Alonso Ecco Vettel
La Ferrari «divorzia» dall’asturiano Dal 2015 a Maranello il pilota Red Bull
