Torna a casa Michael Schumacher. Nove mesi dopo l’incidente sugli sci sulle nevi di Meribèl, in Alta Savoia, il sette volte campione del mondo ritrova il suo ambiente, le sue cose, tutto ciò che aveva costruito nella sua prima vita. La clinica universitaria di Losanna, dove era stato trasferito pochi mesi fa per proseguire la riabilitazione neuromotoria e dove ha ottenuto buoni progressi, lo dimetterà tra pochi giorni. Il viaggio però non è finito. «Schumacher continuerà le terapie a casa, i medici lo hanno deciso dopo i miglioramenti fatti nelle ultime settimane e nei mesi precedenti. Ma il processo di guarigione è ancora molto lungo. Tirare conclusioni che il trasferimento significhi che lo stato di salute sia fortemente cambiato sarebbe falso. La strada che Schumacher ha davanti è dura. Ancora una volta chiediamo di rispettare la privacy della famiglia», ha fatto sapere Sabine Kehm, manager storica del pilota ringraziando l’equipe medica «per il lavoro intenso e competente svolto». Nella villa-ranch di Gland alle porte di Ginevra «non è stata allestita alcuna costruzione speciale», ma una stanza attrezzata con macchinari ultramoderni sì. Schumi peserebbe non più di 44 chili (sebbene sia sempre stato sottoposto a ginnastica passiva), non muove le gambe e non è ancora in grado di parlare. I periodi di veglia sono aumentati e interagisce con l’ambiente esterno, soprattutto con la moglie Corinna e i due figli, muovendo le palpebre degli occhi. Il comunicato della Kehm però, dietro la buona notizia, nasconde la conferma di quanto siano state terribili le lesioni riportate dall’ex pilota in quella maledetta gita in montagna. Già, era la mattina del 29 dicembre 2013: una discesa insieme al figlio Nick, un taglio tra due piste (vietato) a velocità normale e lo sci che spigola contro un sasso e poi un altro. Schumi sbatte violentemente la testa. A procurare le profonde ferite non è stata la rottura del caschetto, ma la telecamera GoPro che lo stesso pilota aveva fissato con delle viti e non con del semplice nastro adesivo. Una fatalità che ha spedito Schumi all’inferno: doppio trasferimento in elicottero e arrivo all’ospedale di Grenoble in stato semicomatoso. Due delicate operazioni al cervello per ridurre il trauma cranico e l’emorragia cerebrale, soprattutto l’edema che premeva sull’emisfero sinistro. Sei mesi di coma farmacologico progressivamente ridotto e a giugno la decisione di ricoverarlo nella struttura di Losanna per implementare il recupero. Ma il trasferimento si tinge di nero con il suicidio in carcere del dipendente della società di elicotteri (contattata per il trasloco) che aveva rubato e tentato di vendere la cartella clinica per 50.000 euro. Il ritorno al focolare di Schumacher è uno dei tanti piccoli passi fatti finora in un calvario dal quale riemergerà un altro uomo, un’altra persona che però ha la stessa tenacia del fuoriclasse che a inizio secolo ha fatto le fortune della Ferrari.
Schumacher torna a casa
Il campione sarà dimesso a giorni. Nove mesi fa l’incidente sugli sci e il coma Ma il recupero del pilota è ancora lontano: non parla e non muove le gambe
