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Il trionfo dell’ingegnere rubato al calcio

di AugustoFrasca Capo chino a terra, verde, bianco e rosso sulle spalle, labbra incollate all’asfalto, un ventottenne ingegnere elettronico pisano rubato al calcio trova il suo giorno dei giorni...

C apo chino a terra, verde, bianco e rosso sulle spalle, labbra incollate all’asfalto, un ventottenne ingegnere elettronico pisano rubato al calcio trova il suo giorno dei giorni sul traguardo continentale e nella luminosità mattutina di una domenica estiva elvetica, ripetendo nella prova della fatica quanto riuscito in passato a fuoriclasse quali Gelindo Bordin e Stefano Baldini. Trionfo sperato, quello di Daniele Meucci, giunto al termine di una strategia esemplare condotta dal primo all’ultimo metro del massacrante percorso zurighese, quel percorso che tra salite e discese ha visto più d’un maratoneta, vuoto di mente e di muscoli, tornare bambino con la voglia di piangere. L’affermazione di Meucci migliora sensibilmente un quoziente italiano nobilitato al vertice dalle medaglie di Libania Grenot e di Valeria Straneo e sostenuto, tra ordito e trama complessivi, relativamente al suo valore attuale, da un comportamento sostanzialmente positivo della squadra azzurra. Con le squadre di Gran Bretagna e Francia gonfie di medaglie e la Russia di piazzamenti, tra le individualità emerse nei campionati, più ancora del primato mondiale sui 50 km di marcia del francese Yohann Diniz, più ancora del 19.98 (1.6 di vento contrario) con cui il britannico Adam Gemili ha smorzato sui 200 metri le ambizioni di Christophe Lemaitre, più ancora dell’ennesima doppia affermazione, in pratica nulla più di una passeggiata, di un altro britannico, Mo Farah, su 5 e 10 mila, l’indice va puntato sulla nuova stella delle velocità mondiale, Dafne Schippers, olandese, 22 anni, 100 e 200 vinti a spasso e già indicata erede della grande connazionale Fanny Blankers-Koen, la mamma volante elevata al trono di atleta del ventesimo secolo.

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