Q uando i tendaggi si apriranno non vedremo alcun affresco, neanche volti di protagonisti più o meno attesi. Quello che si presenterà agli occhi del popolo del calcio italiano sarà un muro bianco, l’immagine della federazione ne uscirà tra otto giorni dal più ignobile papocchio di sempre. Minore lo scandalo, di fronte agli imbrogli di Calciopoli, ma largamente più ampi i margini del ridicolo nel presentare al mondo un paesaggio desolante, senza una sola immagine che meriti un primo piano. E, peggio, cospiratori striscianti che si muovono al traino di quelle tradizionalmente robuste. Come Galliani che ha dimenticato, o finge di averlo fatto, la rivolta di Boateng e il ritiro della squadra a Busto Arsizio. Tante figure attendibili ci sarebbero ma appena vengono tutti nella foto di gruppo non sanno trovare qualcosa da opporre alle follie di uno statuto federale in cui il numero prevale sempre sulla qualità, destinato a trionfare senza possibili rimedi. Però avrebbero potuto provarci a interdire la sentenza le grandi società, se avessero preso atto in tempo utile del baratro che il calcio importante si stava scavando una volta scelta la strada dell’apatia e del menefreghismo. Con le sole Roma e Juventus a cercare scenari possibili tra le società professionistiche, come se lasciarsi guidare al guinzaglio dagli interessi personali di Lotito, fantoccio di Galliani, fosse un prezzo così terrificante da pagare per raggiungere un comune obiettivo di concordia. Con Malagò, Tavecchio ha definito «individuale», dunque niente a che vedere con il normale sentimento dell’etica, la sua coscienza. Non scherziamo. Negli ultimi giorni fioritura di dibattiti tv sulla vicenda, tutti a senso unico. Uno schieramento di critici preparati e qualificati puntualmente travolti dalla opposta dialettica basata su sole difese d’ufficio a Tavecchio. Sulla vicepresidenza lo scontro tra Lotito e Tommasi non avrà un lieto fine, forse l’emergenza offrirà un appiglio per modifiche sostanziali, ma due anni di disagi non si possono augurare a nessuno, neanche al derelitto calcio italiano.
Il papocchio più ignobile di sempre
di Gianfranco Giubilo Quando i tendaggi si apriranno non vedremo alcun affresco, neanche volti di protagonisti più o meno attesi. Quello che si presenterà agli occhi del popolo del calcio italiano...