Se un corridore riesce a evitare le cadute anche nel terzultimo giorno di corsa, quando ai fini della classifica generale è tutto finito, vuol dire che la sua abilità e (in parte) anche la sua fortuna sono state molto grandi. Perché per evitare scivoloni, soprattutto in una giornata autunnale come quella di ieri, non ci vuole solo il cosiddetto fattore C, ma serve anche bravura nel guidare la bicicletta. Quella di ieri era una tappa che sulla carta sembrava disegnata per i velocisti, da Maubourguet a Bergerac, ma alla fine con un gran colpo di mano ha vinto Ramunas Navardauskas, che ha salutato tutto il gruppo negli ultimi chilometri e si è involato tutto solo al traguardo. Superato lo striscione dei meno tre chilometri all’arrivo più di metà plotone è finito a terra dopo una curva, ma Nibali si è salvato: coinvolti altri uomini di classifica, come Bardet, ma non cambia nulla ai fini dei distacchi perché negli ultimi 3000 metri, come da regolamento, c’è stata la neutralizzazione del tempo. Anche sotto la pioggia e in una giornata che doveva essere semplice, quindi, sono arrivate delle difficoltà, ma neanche la pioggia ha abbattuto un Nibali sempre più in giallo, che oggi (diretta tv Raisport2 ed Eurosport dalle 14) dovrà cimentarsi con una cronometro, 54 km da Bergerac a Perigueux, che non è proprio per specialisti. «Ormai eravamo vicini all’arrivo: io e i miei compagni eravamo indietro per non disturbare i velocisti - spiega Nibali dopo la tappa - l’obiettivo era quello di non prendere rischi e ci siamo riusciti». In questo Tour de France Vincenzo è sembrato di un altro pianeta rispetto agli altri corridori, ma quando scende dal sellino le sue dichiarazioni sono molto semplici, tant’è vero che anche i complimenti ricevuti dal premier Matteo Renzi su Twitter non lo fanno scomporre: «Nel cammino che ho percorso per raggiungere questo obiettivo ci sono state tante persone che mi hanno aiutato, sia in Sicilia che in Toscana, dove sono cresciuto come Under 23 prima di diventare professionista. Per me essere naturale è la cosa migliore: mi limito a far divertire le persone e a vincere, perché le vittorie mi ripagano dei tanti sacrifici che faccio quando sono lontano da casa». Anche il presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Renato Di Rocco, è visibilmente soddisfatto. Il movimento italiano sta crescendo non solo su strada, ma anche per la doppietta (oro e argento) di Elena Cecchini e Maria Giulia Confalonieri nella corsa a punti agli Europei giovanili di ciclismo su pista, e per i risultati che stanno arrivano agli Europei di paraciclismo. «Abbiamo attraversato periodi molto difficili - spiega il presidente - ma stiamo restituendo credibilità al nostro sport. Nibali deve essere applaudito perché ha finalizzato il lavoro del nostro intero movimento crescendo passo dopo passo, ma l’aspetto più importante è che Vincenzo rappresenta l’essenza assoluta dell’uomo vero e non una persona robotizzata». Di Rocco ha risposto anche alle polemiche sulla maglia tricolore di Nibali, che sembra più quella dell’Ungheria che dell’Italia. La scelta dell’Astana è stata dettata da ragioni di sponsor e dal fatto che Astana è la capitale del Kazakistan: la formazione femminile dell’Astana-BePink, però, ha avuto la possibilità di sfoggiare il tricolore dell’ex campionessa Dalia Muccioli a tutta maglia, senza problemi di sorta.
Nibali senza rivali
La maglia gialla ha 7 minuti sugli inseguitori Oggi la crono, domani sera l’arrivo a Parigi
