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La serie A vota Tavecchio

Nella corsa alla Figc la Lega sostiene il presidente dei Dilettanti. Lotito e Pozzo consiglieri federali. Roma e Juventus contrarie

Riunione di volpi, strage di galline. E invece no. Strage di Agnelli. Nel senso di presidente, che esce con le ossa rotta dalla colazione di lavoro con Lotito e Galliani, commensali indigesti, tanto quanto il pranzo, al punto da dismettere - dopo la colazione coi due colleghi - la propria candidatura al prossimo Consiglio federale che verrà presieduto da Carlo Tavecchio. Il presidente della Lega dilettanti ha in mano il 65% dei voti: ha la vittoria in tasca. «C'è stata un'ampia convergenza per la candidatura di Tavecchio, abbiamo diciotto firme su venti» annuncia al termine dell’Assemblea dei club il presidente di Lega Maurizio Beretta. Mancano quelle di Juventus e Roma, contrarie all’elezione di Tavecchio e allineate al pensiero soccombente di Barbara Berlusconi, che fatica a comandare in casa sua, ancora una volta messa all’angolo da Adriano Galliani nella politica sportiva. Game over. Demetrio Albertini ha già perso: pur avendo l’appoggio di calciatori e allenatori, ha in mano solo il 30% dei voti. Tavecchio ha già vinto prim’ancora di presentare la sua candidatura; avverrà oggi - alle 14 - all’hotel Hilton di Fiumicino dove l’Assemblea della Lega dilettanti lo investirà dell’incarico, gli consegnerà scettro e corona. Ci sarà anche il presidente di Lega Maurizio Beretta per testimoniare la vicinanza dei club di Serie A. Si prospetta un biennio di restaurazione che non lascia presagire stagioni esaltanti. Del resto, la fotografia della situazione all’interno del Palazzo di via Rosellini l’aveva scattata nel primo pomeriggio il presidente del Genoa Enrico Preziosi: «Sto con Tavecchio - affermava il patron genoano - è lui la soluzione migliore per i due anni di transizione. Credo siano importanti i contenuti, non le persone: preferisco un vecchio bravo a un giovane così così». Ad Albertini saranno fischiate le orecchie. L’Assemblea di Lega andata in scena ieri pomeriggio a Milano è durata poco più di due ore, il tempo di approvare le linee guida tracciate da Lotito e Agnelli: costituzione di seconde squadre, una Serie A ridotta a 18 club, crescita dei vivai, riforma della giustizia sportiva, burocrazia ridotta per l’iscrizione ai campionati e meno pressione da parte della Covisoc. «Sarei felice se riuscissimo a ottenere la metà degli obiettivi proposti - ha dichiarato il presidente juventino Andrea Agnelli che si è chiamato fuori dalla mischia - per coerenza ho tolto la mia disponibilità a essere consigliere federale con Tavecchio presidente. Le primarie sono una provocazione, ma mi farebbe piacere che ci fosse una vera elezione generale. Contano i contenuti, non chi li porta avanti, ma su quelli è il presidente Beretta che deve esprimersi». Gino Pozzo sarà il nel prossimo Consiglio federale, insieme al presidente Maurizio Beretta e a Lotito. Cambiano anche i Consiglieri di Lega: Andrea Agnelli, Angelomario Moratti, Maurizio Zamparini, Mario Cognigni e Luca Campedelli. Tornano in Consiglio di Lega Juventus e Inter, ne resta fuori la Roma: è una sconfitta politica, non priva di significato.

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