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Lo Squalo era un pesciolino rosa

Coming out del campione australiano Ian Thorpe: «Sì è vero, sono gay» Tra i nuotatori più forti di tutti i tempi, aveva sempre negato le voci

Lo Squalo alla fine ha «confessato». L’azzimato conduttore inglese Michael Parkinson, classe 1935, davanti alle telecamere dell’emittente australiana Channel 10 ha posto la domanda - probabilmente già conoscendo la risposta - con la flemma che ci si aspetta da un cavaliere dell’Ordine dell’Impero britannico: «Lei ha sempre detto di non essere gay. È vero?». Da Ian Thorpe, uno dei più forti e tormentati nuotatori di tutti i tempi, la risposta che conferma anni di voci: «No, ammetto di essere omosessuale». Un coming out clamoroso, contenuto nel faccia a faccia di un’ora e mezza che andrà in onda in Australia alle 18, quando in Italia sarà già mattina inoltrata. Il 32enne australiano, cinque volte campione olimpico - undici gli ori mondiali, sei nella sola edizione del 2001 - aveva sempre negato la sua omosessualità. Nell’autobiografia This is me ha scritto: «Per la cronaca non sono gay e tutte le mie esperienze sessuali sono state etero. Sono attratto dalle donne, mi piacciono i bambini e un giorno vorrei avere una famiglia. Ciò che trovo più offensivo è che la gente metta in dubbio quello che dico, come se questa fosse una cosa che potrebbe imbarazzarmi o che nasconderei». Appassionato di moda e testimonial di linee di gioielli e biancheria intima, Thorpe ha cercato di smentire le insinuazioni sul suo orientamento sessuale già dal 2002: «Sono un po’ diverso da quello che la gente considera un maschio australiano, ma questo non mi rende gay. Non m’interessa essere un macho e parlare come tale solo per il gusto di farlo». Tormentato, si diceva. Ian Thorpe si ritira a soli a 24 anni con 37 medaglie in bacheca. A 14 anni era già una leggenda: l’atleta uomo più giovane a rappresentare l’Australia in una gara internazionale. Il sogno di tornare in vasca da protagonista alle Olimpiadi del 2012 si infrange sul cronometro. Obiettivo svanito anche per i Giochi 2016 dopo le operazioni alla spalla e la grave infezione al braccio sinistro che ne è seguita. Lapidario il suo agente: «Non tornerà più a gareggiare». Una via crucis che lo ha portato all’abuso di alcol e alla depressione. A febbraio il ricovero per combattere i fantasmi di una vita divisa tra l’immagine pubblica e la sfera privata. Il suo coming out si aggiunge a quello di molti altri atleti usciti allo scoperto - rigorosamente dopo il ritiro - come il rubgista gallese Gareth Thomas e il calciatore tedesco ex Lazio Thomas Hitzlsperger. A invertire la rotta la stella britannica dei tuffi Tom Daley, ancora in attività al momento dell’outing. La sua relazione con il regista e attivista per i diritti gay Dustin Lance Black ha conquistato siti e tabloid della perfida e conservatrice Albione. I tempi cambiano.

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