Non è durata molto la delusione azzurra di Cesare Prandelli. Il periodo di «disoccupazione» dell'ormai ex ct della Nazionale italiana si è ufficialmente interrotto con la firma e la presentazione nelle vesti di nuovo allenatore del Galatasaray. Il primo atto della nuova vita a Istanbul è andato in scena ieri, con la stampa turca che ha avuto modo di conoscere l'erede di Roberto Mancini, a sua volta tra i favoriti proprio per la panchina azzurra. Una conferenza stampa, quella di Prandelli, caricata alla vigilia dalle dichiarazioni del tecnico di Orzinuovi, che aveva anticipato delle spiegazioni - doverose, visti i risultati scadenti della Nazionale - relative alla prematura eliminazione nel Mondiale e alle successive dimissioni, presentate dopo il ko con l'Uruguay. L'ex ct cerca subito di spostare il mirino della critica: «Non sono scappato, mi sono chiuso nel silenzio perché era la cosa più logica. Ho avuto a che fare con giudizi cui ho preferito non rispondere. Sono cose che ti fanno pensare e chiudere in te stesso. Ho letto articoli e visto trasmissioni tv che mi paragonavano a personaggi che non voglio nominare, cose di un cinismo assoluto e pericoloso. Quando trovi lettere di minacce nella cassetta della posta poi devi consolare anche chi fino a quel momento aveva cercato di consolare te. Con i familiari di mezzo si può perdere la testa». Tornando ai fatti di campo, Prandelli attacca duramente Rossi e Balotelli. «Preferirei non parlare di Rossi, le sue parole mi fanno ancora male. Sapeva benissimo, fin dal primo giorno, che non avrebbe fatto parte dei 23. Glielo avevo detto due volte. Rappresenta una grande delusione umana, da quel momento l'atteggiamento nei confronti della nazionale è cambiato. Quanto a Balotelli, quello che ho letto sullo spogliatoio durante la gara con l'Uruguay è vero in parte. Mario era nervoso ma non ha avuto reazioni particolari. Quando l'ho salutato gli ho detto che la Nazionale avrà ancora bisogno di lui. Deve iniziare a vivere nella realtà se vuole diventare il campione che sogna di essere, per il momento è solo un giocatore con dei colpi. Un campione è un'altra cosa». Nessun attacco, invece, nei confronti di Gigi Buffon: «Le sue parole non mi hanno sorpreso, non ce l'aveva con un giocatore in particolare ma a una generazione che deve imparare a dare tutto per la maglia della Nazionale». Il tecnico riduce al minimo l'autocritica e allontana le voci che lo volevano già d'accordo con il Galatasaray prima del Mondiale: «Mi sono dimesso perché ho chiaramente fallito un progetto tecnico, anche se ritengo ancora giuste le convocazioni, dettate da quello che era emerso nel campionato. Dopo cosa avrei dovuto fare, prendere tempo e aspettare una buonuscita come si fa in Italia? Ho ricevuto la telefonata del Galatasaray due giorni dopo essere rientrato dal Brasile e gli ho detto di non essere mentalmente pronto per pensare a una squadra, hanno insistito e la loro voglia di vincere mi ha convinto. Non so se avrei accettato una proposta proveniente da un club di Serie A, andare all'estero mi sembrava l'unico modo per uscire da una situazione non facile. Fino a dieci giorni fa ero totalmente concentrato sul Mondiale, non avevo assolutamente programmato il mio futuro». Infine la battuta velenosa di Agnelli ha meritato la sua risposta: «Il suo commento sulle mie dimissioni era ovviamente una battuta sulla fiscalità europea. Ci tenevo a dirlo, il presidente ha ribadito ciò e mi ha detto pure cose carine». Polemica rientrata ma la sensazione che Prandelli non stia simpatico alla maggioranza degli italiani, ormai è certezza.
Prandelli: «Io trattato come Schettino»
Nel giorno della presentazione al Galatasaray l'ex ct della Nazionale si sfoga e accusa: ho ricevuto minacce
