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ARGENTINA La missione in casa del nemico guidata da Messi e... dal Papa

Vincerlo in casa del Brasile lo renderebbe il più bello di sempre. Sarebbe la prima di Messi, poi, il perfetto coronamento della carriera di un campione stratosferico che non avrebbe più niente da invidiare a Maradona. E anche, probabilmente, il primo trofeo celebrato da un Papa. L’Argentina finora è stata lui e non molto altro, ma sufficiente a raggiungere la prima semifinale dopo 24 anni: l’ultima a Italia ’90, quattro anni dopo che aver alzato la coppa in Messico tra le mani di Diego. Un girone superato con meno scioltezza di quanto dicano le tre vittorie, spinti dai gol di Messi. Agli ottavi è servito il guizzo di Di Maria che ha piegato ai supplementari la resistenza della Svizzera. Il campione del Real Madrid si è però infortunato l’altroieri nei quarti vinti con il Belgio e il suo Mondiale finisce qui. Sabella può contrare su un Higuain rigenerato dal gol vittoria nella semifinale contro l’Olanda e sente vicino un traguardo che manderebbe in estasi un Paese. Papa compreso.

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