Sembrano decisamente refrattari ad ogni tipo di esorcismo, gli spettri che avevano preso ad aleggiare sul Maracanà in quella notte da incubo di sessantaquattro anni fa. Era il primo campionato del mondo dopo gli anni della Guerra che aveva insanguinato il nostro pianeta provocando lutti e distruzioni in termini spaventosi. Ai brasiliani in quel confronto con l’Uruguay, sarebbe bastato un pareggio per assicurarsi il trofeo che tutto il paese sognava, come un ritorno della vita dopo gli anni segnati dalle morte. Avevano segnato anche per primi i padroni di casa e Rio de Janeiro si preparava a festeggiare l’evento come un trionfo dedicato a un intero popolo. Ma l’Uruguay titolare della prima Coppa del Mondo non sembrava disposto ad assecondare le ambizioni dei padroni di casa troppo sicuri di sé. I protagonisti furono due giocatori che avrebbero anche vestito la maglia della nazionale italiana grazie a lontane discendenze. E così Schiaffino e Ghiggia in pochi minuti capovolsero la storia, facendo piombare un intero paese nella tragedia con migliaia di suicidi. Si è fatta aspettare a lungo l’opportunità di cancellare quel dramma. Un passetto per volta il Brasile si è accinto all’impresa e, finalmente, le risposte di un’inversione di tendenza della sorte hanno preso a manifestarsi. Primo passo l’omaggio del giapponese Nishimura a condannare la Croazia con un rigore del tutto inventato. Uscito indenne dal confronto con i temibili messicani, il Brasile avrebbe mantenuto il primato del girone grazie all’acquiescenza del Camerun praticamente in gita turistica. Ed ecco all’inizio della fase dell’eliminazione diretta tornare a manifestarsi il segnale di un destino modificato. Mai il Brasile era riuscito a esprimere un buon gioco, alternando a discreti primi tempi a una puntuale sofferenza alla distanza. In particolare nella sfida col Cile vinta ai calci di rigore. La sofferta vittoria sulla Colombia aveva dato l’illusione che alla maledizione del Maracanà fosse stata scritta la parola fine. Prima della semifinale con i giganti della montagna, definizione adeguata per l’armata teutonica, i fantasmi sono tornati. Thiago Silva che aveva dato una svolta decisiva alla sfida con la Colombia fermato dalla squalifica. Ma la tegola più pesante era stata la fine dell’avventura di Neymar, l’uomo del destino al quale il popolo brasiliano aveva affidato tutte le sue speranze. Il maligno calcetto di Zuniga, due vertebre fratturate. Sullo stadio maledetto torneranno a manifestarsi i fantasmi più cupi. A meno che la storia non voglia decidersi a un atto di riparazione fin troppo a lungo atteso invano.
La maledizione del Maracanà torna a colpire
di Gianfranco Giubilo Sembrano decisamente refrattari ad ogni tipo di esorcismo, gli spettri che avevano preso ad aleggiare sul Maracanà in quella notte da incubo di sessantaquattro anni fa. Era...