Il volto dell’Italia spompata del Mondiale brasilano è quello di Antonio Cassano. «Adesso è fondamentale recuperare le energie», ha detto dopo la disfatta di Recife, nonostante avesse giocato poco più di 45 minuti. I dati Fifa sono impietosi: il barese ha corso poco più di quattro chilometri a una velocità media di 25,7 chilometri orari. In generale, il divario fisico tra gli azzurri e i centroamericani è apparso evidente. Si è detto: è il caldo. Eppure a Recife c’erano 29 gradi con il 70% di umidità. Così per dire, ieri a Roma erano 26 con il 65% di umidità. Due domande sono d’obbligo: perché l’Italia non corre come altre nazionali, blasonate e non? E perché non è riuscita a recuperare dopo l’esordio con l’Inghilterra? «Il fatto è che a differenza di altre Federazioni l’approccio utilizzato da molti team italiani è di vecchio stampo. I calciatori ancora mangiano la crostata, riso e petto di pollo prima dell’allenamento, a prescindere dalle caratteristiche dei singoli atleti, dalle condizioni climatiche, dei tempi di recupero e di allenamento, aspetti fondamentali quando si affronta una competizione come il Mondiale. Un approccio maggiormente personalizzato e disegnato a misura di atleta potrebbe costituire un vantaggio». A parlare è il prof. Ettore Capoluongo del CriBeNS, Centro per la ricerca sulla biochimica e la nutrizione nello sport dell’Università Cattolica di Roma. Un polo di eccellenza che recentemente ha stipulato una convenzione triennale con la Lega Pro per la ricerca dei fattori genetico-molecolari applicati allo sport. «È un approccio che molte nazionali presenti in Brasile hanno messo in campo da alcuni anni e con successo, come documentato da numerosi lavori scientifici - spiega Capoluongo - basti pensare a Messico e Australia, che fisicamente tengono testa alle grandi, al ciclo vincente della Spagna o ai club inglesi. In Italia questa mentalità tarda ad affermarsi». Una differenza vista sul campo, proprio contro la Costa Rica. Giocatori sulle gambe e senza lucidità dopo una sola partita. Poco prima della partenza in Brasile Prandelli ha sperimentato un allenamento in sauna per ricreare le condizioni climatiche del Paese. «Un approccio che, senza i dovuti tempi di recupero, potrebbe non riservare gli effetti attesi - spiega Capoluongo - perché ogni individuo deve adattare il proprio metabolismo alle condizioni di stress ambientale. E questo passaggio ha bisogno di tempo». Cassano ha lanciato l’allarme dopo una partita in cui gli azzurri hanno "passeggiato" in condizioni climatiche simili a quelle pre-estive italiane. «Il fatto è che due giocatori identici non esistono. A volte anche il solo contenuto di sali minerali presenti negli integratori può fare la differenza, soprattutto se tarato sulla capacità di ciascun individuo». Un limite tutto italiano, dovuto alla diffidenza verso l’innovazione. Ma anche figlio dell’idea che il ct è un dominus che ha carta bianca su tutto, dallo staff alle metodologie di preparazione. Il lavoro con la Lega Pro è appena cominciato, ma l’auspicio è che i frutti sul calcio professionistico italiano si vedano presto. «Il nostro obiettivo con analisi, test e rilevazioni effettuate sul campo sarà proprio quello di stabilire le caratteristiche del giocatore a partire da quando è ancora adolescente - spiega Capoluongo -. Possiamo capire se è maggiormente predisposto a livello muscolare alla capacità di sprint, alla resistenza, alla potenza, in modo che i tecnici e lo staff medico-sanitario possano lavorare sul suo ruolo in campo e sulla preparazione con maggiori informazioni sia per massimizzare le prestazioni sia per evitare infortuni quando sarà un calciatore maturo». I tempi di Nereo Rocco e delle bistecche prima della partita sono finiti, nel bene e nel male. Ogni colpo che tira, il golfista americano Tiger Woods si fa misurare la quantità di sudore per calcolare l’esatta dose di elettroliti da assumere per mantenere la giusta idratazione. Chissà se lui la mangia, la crostata.
Ecco perché l’Italia è già «spompata»
La preparazione vecchio stampo ci penalizza. L’esperto: «Adesso sarà difficile recuperare»
