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«Io ci credo Si può vincere»

Perrotta lancia la squadra di Prandelli «Il girone è duro, ma se passiamo...»

Scarpini appesi al chiodo ormai da un anno, ma ricordi intatti di una vita fatta di calcio e, soprattutto, di una Coppa del Mondo alzata sotto il cielo di Berlino. Perrotta, 8 anni fa, coronava un sogno che confida di rivivere, stavolta da tifoso dal sangue azzurro. Perché l’Italia di Prandelli non è la prima nazionale che t’immagini sul trono brasiliano, ma non lo era nemmeno quella di Lippi. Simone ci crede e fa parlare la storia. Qual è il più bel ricordo del Mondiale 2006? «La vittoria. È un’esperienza che mi ha cambiato, per certi versi, e ha lasciato il segno». Questa Italia può lasciare il segno? «La vedo bene, anche se sulla carta ci sono nazionali più attrezzate per vincere. Non sempre quando si è vinto eravamo i favoriti. La più accreditata è il Brasile, poi ci sono l’Argentina, la Spagna, la Germania e la Francia che sono molto forti. L’Italia è insieme a queste cinque nazionali e l’augurio è che riesca a spuntarla». Lei è stato sempre titolare in Germania. Chi è il Perrotta di oggi? «Sono tanti: Pirlo, De Rossi, Buffon e Chiellini, sono loro i pilastri di questa nazionale». Non ha nominato un attaccante, però. «Balotelli e Immobile possono essere la sorpresa di questo Mondiale. Mario è più affermato, Ciro è l’attaccante che mancava: attacca la profondità e aiuta la squadra». A chi darebbe la maglia da titolare? «Potrebbero giocare insieme». Giusto escludere Rossi e Destro? «Prandelli aveva due dubbi ed è andato a sensazione. Bisogna accettare le decisioni. Chi resta fuori è sempre più bravo, è una legge non scritta del calcio, ma non sempre è così». Molti tifosi, però, sembrano quasi voler boicottare l’Italia. «Succede quanto entra in ballo il campanilismo e si pensa di più alla squadra del cuore. Ma l’Italia è di tutti. Certo, da romanista, non nascondo che mi sarebbe piaciuto vedere Totti, Florenzi e Destro in Brasile». Nel suo Mondiale non c’era il codice etico: si stava meglio o peggio? «In realtà si è sempre fatto sotto traccia ed è giusto così, perché abbiamo una responsabilità sociale che si ripercuote sui bambini». Tra i «grandi» del calcio il più atteso è forse Messi. Tra fisco e malori in campo riuscirà a reggere il paragone con Maradona? «Intorno a lui ci sono tanti discorsi extra-calcistici che possono togliergli serenità. Non credo che il vomito sia frutto dell’ansia, ma lui non dà risposte ed è una situazione anomala. Speriamo non sia niente di che. Di essere il più forte l’ha già dimostrato, così come Ronaldo. Per Messi sarebbe una consacrazione in Argentina ed è ciò che gli manca. Comunque, chi dice di non avvertire pressione in un Mondiale dice una bugia». Pronostico Italia-Inghilterra? «Vinciamo noi». Pronostico vincitore finale? «Tolto l’Italia?» Sì. «Di una cosa sono convinto: non vincerà il Brasile». E con l’Italia? «Lo scoglio più duro è passare il girone, poi non ci sarebbe più nulla da perdere». E se agli ottavi trovasse il Brasile che non batte dal 1982? «La cabala è per i perdenti».

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